Donne, diritti e lavoro: contributi al dibattito all’italiana

Questi post sono i miei contributi alla discussione nel foro del sito http://donnepensanti.ning e che trovate anche su fbook che Francesca porterá ad un dibattito che si terrá in settembre in una festa dell’Unitá a Bologna. Con invito a riprendere il dialogo dopo l’estate e a partecipare ed ad apportare visioni e cose nella societá che vogliamo che sia.

Ci aspettano grandi cose da fare e lo dovremo fare con grandi idee.

18 agosto 2010 – Ciao Francesca & C.

Comincio la collaborazione postando il mio contributo alla discussione a questo tema cosí spinoso e cosí accettato.

Rivolto la frittata e se a meno stipendio pretendessimo servizi e merci a costi minori? Come reagirebbero istituzioni e imprese?

Un bello sciopero alla rovescia che avrebbe molta presa e rivelerebbe fin dalle fondamenta un problema percepito come invisibile e animerebbe una pratica quella dello sciopero che necessitá di altre forme per esprimere e vitalizzare partecipazione e dialogo.

E’ vergognoso e drammatico che le donne si trovino in fondo alla lista delle povertá vecchie e nuove del paese e che addirittura in casi estremi si tolgano a loro i figli perché non possono sostentarli senza che ci sia alcun aiuto o supporto sociale.

Bisogna riprendere la parola del A ME MI IMPORTA e cominciare a fare solidarietá dal basso tra di noi, esseri umani: banche del tempo, bussare porta a porta, con Internet è tutto piú facile, ma anche alla porta accanto che le donne italiane casalinghe e disoccupate sono la categoria che meno ha accesso a Internet, quasi il 10%, incredibile, no? E che facciamo tutto il tempo in casa? Puliamo e guardiamo la Tv?

Nel mio mondo quello della docenza, notoriamente con la piú alta % femminile, lo stato ha sempre pagato meno con il beneplacet dei sindacati e con la percezione da parte della societá che in fondo si tratta della prolungazione di fare le mamme a casa e quindi è anche troppo. Adesso bloccano anche aumenti a maggior aumento della vita. Stipendi che non vanno oltre i 1600 euro alla fine di una carriera e che per la maggior parte sta tra 1100 e 1300 scarsi… e poi senza prospettive pensionistiche e divieto di svolgere altre attivitá, che poi dove le fai che è un lavoro che massacra psicologicamente…prospettive di carriera nessuna che fare i presidi è ben altra roba e che noia…a parte che ovviamente per i pochi che ce la fanno si tratta dell’unica opportunitá di lavoro stabile dopo anni che nessuno restituirá in termini di contributi o risparmio economico perché sprecati a fare concorsi e lavori saltuari senza dirtitti e che spesso non ha a che fare con il livello culturale e professionale che si ha…

Allora questo sciopero alla rovescia?

20 agosto 2010-Ariciao Francesca & C.

grazie per questo spazio e soprattutto mi scuso se sembreró lunga ma se avrete la pazienza (virtú importante).

Ho riletto meglio e con piú attenzione la tua proposta di partecipazione alla discussione di ieri. Non credo di essere fuori tema. Nel caso lo sarebbe lo spazio organizzativo previsto in un secondo momento se si volesse organizzare lo sciopero alla rovescia che di certo non comprenderebbe solo questo.

Credo che la discussione come anche le modalitá del dibattito sono la conseguenza del perché mi vedete fuori topic.

E se poi ritenete di dover postare da qualche altra parte ok ma credo che si potrebbe cogliere l’ocacsione per dare un’ottica finalmente giusta al problema.  Quella delle politiche sociali di pari opportunitá che non vedono le donne come eroine capaci di tutto ma esseri umani che cercano di vivere con solidarietá e giustizia insieme comprendendo anche gli uomini. E che cosi vogliono educare i piccoli che verranno e che vedranno…

Dunque

1. parteciperai Francesca ad un dibattito in uno spazio chiamato salotto davanti ad un pubblico…forse il primo nodo sta qui…a come ci rapportiamo e a come ci hanno abituati e abituate a rapportarci con le cose e gli esseri umani. Proposto cosí si tratta purtroppo di riprodurre la dimensione mediatica all’italiana, circolo infernale dantesco, pur sapendo quanto sia e continui ad essere la prima responsabile dei problemi sociali che viviamo come donne e come uomini e della nostra infelicitá sociale.  Aver impostato un dibattito cosi vitale con una struttura salottiero-televisiva é giá una prima difficoltá…Sedersi a guardare come spettatori il salotto che fanno altri è una stortura nella vita, aver indossato un paio di occhali sbagliati ti impedisce di guardare e se poi lo fai da decenni…sigh.

Nella veritá vera e altrove uomini e donne (fuori dall’Italia) partecipano insieme e si parlano e provano a fare, non stanno solo a guardare. Vivo in Spagna, paese con abbastanza problemi economici e di disoccupazione ma che non guarda la tv ed esce tutte le sere a sedersi nei parchi se non si hanno soldi per farlo in un bar, e qui nessuno si sogna di chiederti se farai figli quando cerchi lavoro e prendersi il congedo da lavoro per curarli quando nascono è normale per entrambi, se non lo fai c’é qualcosa che non va e non ti considerano bene al lavoro. Qui il fatto che due ultraquarantenni come me ed il mio compagno non abbiano figli non è visto bene anzi ma fino a due decenni fa erano messi come in Italia.

Appunto 20 anni fa NON oggi.

Come si è raggiunto un tale risultato scandinavo (eh giá poi loro lassu come se la sbrigano? E com’é che le loro economie vanno meglio della nostra?) nel paese dove le donne non avevano diritti individuali fino a metá anni 70?

Con politiche sociali di sensibilizzazione da parte di istituzioni, gruppi politici e sindacali, media. Un lavoro lungo dove la presenza e l’entrata di tanti di etá diverse dagli ultrasessantenni ha messo al centro i problemi reali di altre generazioni, perché si trattava della vita dei miei figli, dei miei nipoti e a me ne importa, mi ripete mia zia di 75 qui in Spagna. E tutti e tutte abbiamo figli/e e nipoti.

Anche gli imprenditori, i funzionari, anche gli uomini, no?

Com’é che quando assumiamo questi ruoli nel lavoro di colpo dimentichiamo che siamo umani? Chi e come ci inculcano questa reazione istintiva e apparentemente spontanea? La responsabilitá di coloro che hanno occupato ed occupano i salotti e le istituzioni in diritti e politiche sociali è forte. Non credete?

2. Altra stortura portata ai massimi livelli soprattutto in Italia. Ma il mondo del lavoro non sta dentro la societá degli esseri umani? E allora perché ne parliamo e lo viviamo come se fosse altro da noi, al di fuori delle regole costituzionali,  democratiche, di partecipazione di vita, un luogo di guerra e morte?

Sdoppiarci tutti i giorni ci ha portati nel baratro. In Italia c’è disagio e dolore e le donne sono vittime di uno stato di dominio violento inaudito con tassi di violenza intrafamiliare altissimi. Ma anche gli uomini soprattutto i piú giovani che sono cresciuti in quelle famiglie piene di dolore. Come si fa a prendere decisioni giuste se viviamo una realtá cosi? Siamo sicure che siamo in grado di farlo?

Uomini e donne fanno gruppo dall’inizio della storia dell’umanitá e sono sopravvissuti coloro che hanno dato importanza al valore produttivo della specie inannzitutto. Prendersi cura dei piccoli, vero tesoro economico, é fondamentale per uomini e donne. In Italia ci hanno convinti grazie alla manipolazione dei media, sia gli uni che gli altri che trattasi di roba solo femminile la maternitá ed i maschi si sono adeguati considerando loro il mondo del lavoro. Molto c’é da ricostruire mettendo al centro la corretta ottica del discorso e della vita. La vita é una sola e cosi si deve viverla, immaginarla, dialogarla. Sennó tutto è sfalsato.

Se non vi ho convinte spiegatemi perché le statistiche mettono la primo posto la donna italiana, 20-35 anni, laureata come profilo maggioritario UE di trasferimento per lavoro in Spagna eppure qui i servizi scuole & C. hanno la stessa situazione che in Italia. I ragazzi le seguono a ruota e sono al 3 o 4 posto. Parlo con loro tutti i giorni e molti mi contattano per infos prima di partire o apepna arrivati  dall’Italia. Soprattutto le ragazze arrivano ferite e sofferenti ennon ne vogliono sapere di tornare. Eppure il salario non è migliore e le difficoltá esistono. La frase piú ricorrente che mi sento dire è qui mi sento libera e posso essere me stessa. Spesso nell’incomprensione di madri e nonne italiane.

Rimettere al centro i valori importanti, ridare la parola, fare gruppo ed essere solidali.

Senza questo non si é esseri umani.

Si resta pubblico.

Sono andata cosí tanto fuori topic proponendo uno sciopero alla rovescia per rimettere al centro il nostro ben fare in nome della vita? E di farlo attraverso azioni che hanno alto valore umano abbandonando quel silenzio e quella invisibilitá imposta dalle organizzazioni perché non era MAI il momento storico adeguato?

Ma tutto questo sproloquiare.

Poi noi viviamo un’altra realtá e con quella dobbiamo giocare. Ma forse si è giocato tanto a cambiare le regole che ora quelle che credevamo buone non lo sono piú.

A chi è servito? Non certo all’Italia che secondo statistiche mondiali di varia origine é totalmente in crisi e risulta essere l’unico che non si riprende ECONOMICAMENTE nel mondo e dove l’umano fa solo da pubblico.

Ripensare la vita in tutte le sue parti è importante, è vitale.

Ora. Piú in lá è troppo tardi.

Le Feste ed i salotti riproducono strutture che ci lasciano fuori da, rientriamo da protagonisti e protagoniste quali siamo della vita insieme.

Per questo vi propongo di raccontare la vostre storie mettendo al centro i diritti, la vita e la solidarietá. E se tutto questo è il punto centrale a te Francesca saperlo raccontare per noi trasformando quel salotto in una cucina!! E chiedendo a quel pubblico di essere vita e partecipazione. Si tratta di nonni/e, padri/madri, figli/e. NON possono non essere interessati.

Un abbraccio

Elisabeth

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