Solidarietá ai vivi perché possano continuare a esserlo

Questa notte l’ndrangheta, la mafia calabrese, ha attentato di nuovo a Reggio Calabria, sud d’Italia, Europa.

Libre información y mafias, Madrid, Universidad Complutense,

5 de mayo de 2010

 

Volevamo ricordare il perché delle cose e come si vive in quelle terre perché gli esseri umani che ci vivono non si sentano soli e disperati.

In quella cittá convivono piú di 70 clam che si spartiscono il territorio cittadino e poi ce ne sono altre centinaia a farlo per tutta la Calabria e poi in giro per il mondo. Tra sequestri e droga e varie questi signori dell’ndrangheta hanno fatto veri e propri affari ed hanno attualmente in giro con valigie piene di soldi e la cravatta a offrire colalborazioni economiche e finanziarie per l’Europa ed il mondo in piena crisi.

Se qualcuno non vuole fare come dicono loro e preferisce l’onestá, l’etica, la pace, loro ti intimidiscono tutti i giorni, ti fanno saltare la macchina, ti fanno trovare minacce nella buca delle lettere e lo fanno anche con le persone a cui vuoi bene. Una serie tv? No, é la realta dei cittadini e citatdine onesti di Calabria e di tutte le terre sotto il dominio delle mafie. Molti, troppi si adattano. Il diritto alla paura diventano un valore in terre come queste. Ma i valori umani sono ben altri.

Noi scegliamo di stare accanto a quelli come Di Lambro, e di molti altri e altre che ogni giorno lavorano e sacrificano le loro vite per far capire chi sono questi signori delle mafie e la mostruositá di non vita che vivono e fanno vivere.

Alcuni di loro sono venuti a Madrid a parlarci delle loro esperienze e delle loro vite. Abbiamo capito di cosa parlavano e abbiamo provato emozioni e dolore per le vite che debbono vivere loro per provare a cambiare le cose e magari far vivere altri nel diritto e nella pace.

Un magistrato sotto scorta che esce prestissimo di casa e vi rientra tardi sempre in orari diversi, sempre sotto scorta. Che in quell’ufficio passa il giorno a leggere dati ed intercettazioni in stretto dialetto calabrese insieme ai polizziotti.Ore e ore, pagine e pagine, giorno dopo giorno, per mesi, anni.

Altri uomini e donne che lavorano per far sapere, diffondere, educare in una terra difficile ma dove i piú giovani possono avere la speranza di vivere in una terra migliore. Ci credono. Creano un museo, il museo dell’nndrangheta, e lí, nelle scuole, nei luoghi della vita provano a  far raccontare le storie di vita a riempire quelle vite che le mafie vogliono piene solo di sé e della propria storia.

Si viaggia, si viaggia senza posa. Di quá di lá a far sapere a diffondere. Magari qualcosa cambia. Magari qualcuno capisce. Magari qualcuno vede che c’è un’altra vita possibile in fondo al tunnel.

E le vite? Le loro vite? Le cose di tutti i giorni. Un caffe al bar, vedersi con gli amici, la vita di famiglia. Gli affetti. Tutto questo non ci sta. Non c’entra. Non c’é tempo, per questo.

C’è tempo solo per le mafie. Ogni giorno, uguale, ogni giorno pieno solo di mafia.

A questi uomini e alle donne che spesso, troppo spesso hanno solo il ruolo di comparse nel loro affetto, lunghe attese nel silenzio regalo la parola.

E parlo di loro, li racconto ORA mentre sono ancora in vita e possono goderne. Mentre sono in vita. Giá perché di questo si tratta che possano perderla in nome del diritto alla vita, in pace, etica e legalitá in terre dove invece il dominio dei pochi forti e criminali è l’unico diritto preso con la violenza.

A tutti e tutte voi che siete passati per Madrid ed avete trovato il modo ed il tempo di farci sentire la vostra vita. A tutti e tutte coloro che dovete vivere nel dolore e nella fatica. Grazie. E sappiate che ci siamo e che vi pensiamo e che parliamo di voi per farvi vivere ed esserci.

Noi siamo qui per farvi vivere nei nostri cuori e con le nostre parole.

Ora che siete vivi.

Perché di questo si tratta di farlo ora. Perché ora la nostra solidarietá vi fa sentire e restare vivi. Perché ora non è ancora troppo tardi. Troppo tardi per esserci, fare, cambiare, parlare, respirare, amare, giocare, parlare anche in terra di mafie. Anche a Reggio Calabria.

Elisabeth

26 agosto 2010

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