Presidente perché non c’era ai funerali di Angelo Vassallo, ucciso dalle mafie?

Presidente perché non c’era ai funerali di Angelo Vassallo, ucciso dalle mafie?

Buongiorno Presidente,

stamattina non posso che scriverle come siamo abituati a fare molti di noi cittadini e cittadine  da tempo per sottoporle i nostri dubbi e le nostre sofferenze troppe volte inascoltate da chi come lei siede da troppo tempo sulle sedie di quei salotti buoni con le pareti cosí ovattate che non fanno arrivare alcun suono, bello o brutto che sia, al suo udito.

Non sapere ascoltare e vedere è un difetto grave per la carica che lei ricopre in nome della Repubblica, cosa pubblica, ricorda?

Credo Presidente, che lei ieri abbia dimostrato ai cittadini e alle cittadine che vivono in questo paese e la mondo che lei non li rappresenta. Lei che è stato eletto e ricopre la piú alta carica concepita da chi contribuí a costruire la Costituzione.

Se lei è lí per rappresentarci dovrebbe essere e stare laddove il cuore e la volontá popolare e democratica desiderino che lei stia. E ieri non lo ha fatto.

Ieri lei era al Quirinale a premiare i gloriosi (¿?) campioni sportivi italiani mentre si svolgevano i funerali di una vittima delle mafie, un cittadino italiano sindaco in un piccolo paese sconosciuto ai piú. Quel cittadino aveva capito cos’era esercitare i suoi doveri costituzionali e democratici e lo faceva fino in fondo con coraggio, semplicitá ed onesta.

Sa Presidente, lei ieri doveva essere a Pollica a rappresentare tutti e tutte noi che lí non potevano esserci fisicamente perché questa è l’essenza della carica che lei ricopre e che deve rispettare.

Lei napoletano e campano come Angelo, ad una distanza percorribile in poche ore di macchina da Roma e con meno in elicottero, ha preferito restare a festeggiare con militari e campioni fra quei salotti troppo ovattati per sentire.

Non lo capiamo e non vogliamo farlo.

Credo che il suo comportamento sia antidemocratico e ferisce profondamente molti di noi sapere che anche la carica che lei ricopre che dovrebbe essere al di sopra di ogni parte, non ci rappresenta.

Presidente dovrebbe scendere per le strade e ascoltare le mille voci del paese, le sofferenze, i desideri di giustizia e libertá.

Credo che la sua assenza ieri a Pollica segni uno strappo profondo tra lei e noi, il nostro paese che non è solo suo. Lei non poteva decidere da solo, doveva saper ascoltare e fare quello che la nostra volontá partecipativa e democratica desiderano. Non l’etichetta e quell’agenda costruita tra salotti isolati e isolanti. Lei non è un re, è lí a rappresentare tutti e tutte noi. In nessun momento puó decidere senza la nostra volontá. Forse lo ha dimenticato in questi giorni bui di confusione e circondato da personaggi satrapi.

Credo che questo strappo sia ricucibile solo con il suo silenzio e le sue dimissioni.

Lei festeggiava mentre si tenevano i funerali di un cittadino morto per difendere la costituzione democratica e la libertá del paese. Il futuro di questo paese. Un paese che vive in una guerra senza fine e senza quartiere dove gli onesti ed i deboli muoiono stritolati tra le forze del male e gli effetti collaterali di gruppi militari, polizia e magistratura.

Quei poteri e quelle forze con cui ieri lei festeggiava mentre altrove si piangeva. Lí dov’è il dolore e la speranza di un mondo migliore c’è il futuro d’Italia, lei ha scelto di stare dall’altra parte.

Presidente lei non c’era.

Lei è antidemocratico.

Ci chieda scusa e passi i suoi ultimi anni a riflettere quant’è andato lontano da quelle montagne che lo hanno visto partigiano e difensore delle libertá.

Torni a casa, una casa senza muri ovatatti, sereni, tranquilli.

Torni a casa e lasci agli abitanti di questo paese scegliere persone con cuore e passione per l’umanitá e la vita.

Torni a casa e scenda per strada e tra le persone e ritroverá il senso della vita che pare aver perso tra i corridoi troppo lunghi ed isolati del Quirinale.

Scusaci Angelo.

Elisabeth

Con preghiera di firmare  e diffondere l’appello

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