Siamo all’estero ma non dimentichiamo

Siamo all’estero, ma non dimentichiamo


Puerta del Sol ore 15.30

Un piccolo A4 attaccato al volo alla grata che delimita la statua equestre di Carlo III segnala la presenza di uno sparuto gruppo di giovani in italiani decisi a manifestare contro il DDL Gelmini che sta per essere approvato in Italia. Un decreto che prevede di riformare, o per meglio dire, affossare, per l’ennesima volta il sistema universitario italiano con una manovra a costo zero che non investe nella ricerca né nella formazione, ma anzi, ne mina ancora una volta, ancora più duramente le basi.

Siamo noi, gli studenti Erasmus che malgrado la distanza dai propri Atenei di provenienza, guardiamo preoccupati al lento smantellamento dell’Università che si sta operando da anni in Italia di cui questa riforma sarebbe il capitolo finale.

Siamo quegli stessi Erasmus che sono dipinti come ragazzi che vogliono solo andare a divertirsi per un anno, senza studiare, passando ubriachi da una festa all’altra senza pensare al futuro o alla propria carriera universitaria.

Siamo quegli stessi Erasmus che invece, viaggiando ed entrando in contatto con nuove e diverse realtà, scoprono finalmente la soddisfazione di studiare in paesi in cui la formazione universitaria, la ricerca e la diffusione del sapere siano ancora uno dei cardini della società. Vogliamo viaggiare, conoscere il mondo, crescere attraverso queste nuove esperienze che ci cambiano, incontrovertibilmente.

Siamo quegli stessi Erasmus che non vorrebbero mai parlar male dell’Italia, che amano il proprio paese, la propria gente e le proprie tradizioni e che all’estero ne sentono prepotentemente la mancanza, che vorrebbero andare orgogliosi di tutto ciò ritrovando anche in Italia le stesse opportunità e le stesse risorse che spesso trovano all’estero.

Sono le 16.00 e ancora non è arrivato lo striscione con il quale vogliamo fare una foto da inviare in Italia per far capire al Governo che anche se siamo all’estero non ci laviamo le mani di quello che succede in Italia nelle nostre università. In compenso si sono aggiunti molti ragazzi provenienti dalle più diverse Università d’Italia e ora siamo decisamente un gruppo notevole.
Fa freddo, ci si intirizziscono mani e piedi a star fermi in piazza, ma non ci perdiamo d’animo, parliamo, ci scambiamo esperienze e racconti e alcuni di noi apprendono che in alcune università, a tutto Novembre, ancora non sono incominciati tutti i corsi a causa delle proteste. Qualcuno scuote la testa, qualcuno alza lo sguardo al cielo pensieroso. Serpeggia un po’ di disillusione e di scarsa fiducia nell’effettiva utilità delle nostre proteste.

Sono le 17.00 passate quando arriva lo striscione e gli animi cominciano a risollevarsi. Tommaso legge il Comunicato dei Ragazzi Erasmus italiani dove si spiega che non stiamo affatto difendendo il baronato (come la nostra Ministra Mariastella, allibita, ci ha tacciati di fare qualche giorno fa in un’intervista), bensì “l’Università pubblica come luogo d’eccellenza per lo sviluppo dei Saperi”. “Con la nostra esperienza Erasmus” continua Tommaso, “possiamo testimoniare quanto in Europa si investa nell’istruzione pubblica e nel diritto allo studio. La patria della cultura, dell’arte e della scienza, così come l’Italia viene definita all’estero, non può chiudersi a questi bisogni primari. E’ necessario che anche il nostro Paese capisca che per uscire da questa crisi imperversante non c’è altra soluzione che investire in chi, con studio e sacrifici, vuole costruire e migliorare il futuro in Italia”.

Mentre Tommaso legge si fermano molte persone, spagnole e non, ad osservare questo nutrito gruppo di ragazzi seduto intorno ad uno striscione steso a terra dove si può leggere “¡Alt! A el proyecto de Ley Gelmini y a la fuga de los cerebros – Erasmus italiani”. Alcuni fanno foto, moltissimi ci chiedono di che si tratta e si fermano, interessati, ad ascoltare le nostre spiegazioni.
Fatta la foto, tutti in posa dietro lo striscione, decidiamo di concretizzare la protesta in qualcosa di più incisivo e decidiamo di spostarci presso il Cine Verdi, dove per tutta la settimana si tiene il Festival del Cinema italiano.

 

Al grido di “Noi la crisi non la paghiamo!” ci spostiamo in metro, striscione alla mano, fino alla fermata Canal.
Davanti al cinema c’è moltissima gente, e molti giornalisti. Stendiamo ancora una volta lo striscione e leggiamo nuovamente, di fronte a nostri connazionali e non, il nostro Comunicato Stampa.
Le persone in coda per entrare si fermano ad ascoltarci, e cala un piacevole silenzio mentre risuonano le parole di Tommaso che legge per la seconda volta le nostre lamentele, i nostri commenti e le nostre proposte contro lo scempio che si sta facendo dell’Università italiana.

Alla fine scrosciano gli applausi da parte dei nostri connazionali, che ci fanno i complimenti e ci dicono di non mollare. Alcuni ci regalano dei biglietti gratis (ci sono code bibliche per ottenerli) per il film della sera stessa, altri si informano sul nostro movimento, sulla nostra protesta e su come stanno andando le cose in Italia.
E’ un momento associativo che ci arricchisce molto, ci siamo noi studenti, ci sono adulti in vacanza, adulti o anziani residenti a Madrid da molti anni e ci sono i loro figli piccoli, ci sono insegnanti di scuole italiane e giornalisti.

Ci scambiamo idee e commenti prima di fare ritorno alle nostre case in appartamenti condivisi con gente da ogni parte del mondo con i quali continueranno confronti e chiacchierate che ci accompagneranno per tutta la nostra permanenza qui.

Siamo all’estero, ma non dimentichiamo l’Italia. E abbiamo intenzione di far sentire la nostra voce anche da qui.

Enrica Antonini – 27 de noviembre de 2010

Piú info:

Cervelli fuga – Madrid si mobilita

http://www.facebook.com/pages/Cervelli-in-fuga-Madrid-si-mobilita/106354316103146?v=wall

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