In attesa dell’Italia che verrá (sperando che sia migliore)

Il 14 dicembre 2010 sará una data cruciale per la storia della Repubblica Italiana.

Mentre un pugno di parlamentari italiani, che ha conseguito l’alto ruolo istituzionale di deputato o di senatore con l’esercizio del voto democratico, realizza senza pudore i piú bassi interessi privati e personali mettendosi in vendita al miglior offerente sulle bancarelle del mercato della corruzione, della illegalitá, delle mafie e dei gruppi di potere di ogni specie e risma, il resto dei cittadini e delle cittadine italiane assiste sofferente ed impotente all’offesa e al calpestio dei diritti umani, della Costituzione, dell’etica e della dignitá.

Si susseguono da anni, con sempre maggiore frequenza temporale negli ultimi mesi, gli attacchi alla Costituzione ed ai diritti umani, e da anni si susseguono le manifestazioni di protesta, di rifiuto, di proposta di cambio e di diffusione di un modello piú ampio di democrazia che riprenda dalla partecipazione e dal dialogo sociale.

L’attacco alla dignitá e ai diritti riconosciuti in pace agli uomini e alle donne, come lavoratori e come studenti, è profondo, incessante, aggressivo e violento e impedisce qualsiasi costruzione serena, dialogata, partecipata e consensuata di un altro mondo possibile per e nella societá italiana.

Un modello che, grazie all’uso nefasto dei mezzi di comunicazione di massa in mano a gruppi privati dominanti sul mercato, stravolge e cambia la veritá. La percezione delle cose ci fa vivere in uno stato di guerra sociale infinita. Una guerra senza quartiere di tutti contro tutti dove vince solo chi usa con piú forza l’inganno e la violenza, dove le capacitá e i talenti non contano, transformandoci in vittime e obbligandoci a vivere nella sofferenza e nel dolore, nel silenzio e nell’invisibilitá.

Un ruolo centrale giocano l’educazione e la cultura nella vita umana e l’attacco ad esse é la chiave per ottenere il dominio assoluto dei pochi sulle societá umane. I farisei che stanno vendendosi in questi giorni tra gli splendidi palazzi di Roma lo sanno bene. E lo sanno meglio chi li compra.

Lo sanno altrettanto bene i cittadini e le cittadine italiane che chiedono il rispetto dei valori costituzionali su educazione e cultura. Senza una conoscenza vera e senza i meccanismi logici ed emozionali che portano l’umano a saperle discernere, restiamo in balia di qualsiasi opinione gridata sui mezzi di comunicazione in mano a gruppi dominanti e corrotti quale è il gruppo della Famiglia Berlusconi, ma molti altri sono presenti ed in allerta.

Lo sanno bene la scuola e le famiglie, che non trovano piú il modo di creare dialogo, convivenza e partecipazione poiché il gridare, l’aggressivitá e la violenza come modello trasmesso per anni da chi struttura e lavora nel mondo della comunicazione di massa, hanno la meglio sui piú deboli e delicati.

Questi gruppi hanno potere e soldi in quantitá suficiente per corrompere, allearsi, imbonire, conquistare spazi e ricchezza per sé e si riproducono e moltiplicano meglio dei pani e dei pesci e usandoli per comprarci quando la povertá, la fame e la solitudine ci rendono deboli ed indifesi.

Che societá è quella che distrugge giorno dopo giorno la parte piú bella e delicata di sé?

Ma non siamo soli.

Le iniziative civili e politiche che si stanno moltiplicando per tutta l’Italia e laddove i cittadini e le cittadine italiani si trovano a vivere affinché i parlamentari votino la sfiducia a questo governo e si vada a nuove elezioni con la speranza che siano nuove e rinnovate davvero.

Sul blog amadridsimuoveunaltraitalia.wordpress.com trovate una delle tante petizioni che girano su Internet per convincerli a vedere il voto come rappresentativo dell’intera comunitá italiana e non come una egoistica rappresentazione delle piú basse pulsioni animali della nostra volontá.

In questi giorni la parte piú bella e delicata della nostra societá, i giovani e le giovani, si riuniscono, manifestano e ci ricordano che la cultura e l’educazione sono beni comuni preziosi che vanno difesi senza se e senza ma in Italia come nel resto del mondo.

I modelli sociali e soprattutto politici-economici imposti per secoli non sono piú reali e continuare a imporli vuol dire impedire alle utopie di farsi realtá, per poter finalmente riprendere a costruire societá piú giuste, aperte e libere. Il ruolo di chi è piú in lá con gli anni e non è di controllo e criminalizzazione ma di appoggio, aiuto, condivisione e passaggio del testimone della memoria delle buone pratiche delle generazioni passate alle future.

Recuperare e riprendere quel racconto accanto al fuoco dei piú anziani ai piú giovani mentre le mani di tutti e di tutte erano intente a qualche lavoro artigianale é la chiave del nostro domani. La buona convivenza è ancora in noi e siamo ancora in tempo a riprenderne il filo ed a tessere insieme quegli splendidi orditi che ammiriamo nelle sale dei musei e delle nostre case e che ci fanno sentire parte di quell’ordito ed orgogliosi dell’umanitá che siamo.

Per una societá italiana ed universale migliore dove onestá, etica, dialogo e partecipazione in forma pacifica ed ecologica siano i modelli veri da sentire e da vivere e perseguire dentro di sé per poi condividerli fra tutti e tutte.

Zigmunt Baumann ci lascia con questa riflessione: Quante vite umane di poveri e senza diritti occorrono per mantenere la vita umana di un ricco pieno di privilegi?

Elisabeth Donatello,

Madrid, 12 dicembre 2010

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