Fare memoria e ripensare le modalitá dell’esercizio di voto della cittadinanza italiana nelle circoscrizioni estere

Con l’articolo de Il Fatto Quotidiano che trovate nel link http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/12/%E2%80%9Calfano-e-frattini-anche-i-ministri-si-sono-mossi-per-razzi%E2%80%9D/81521/ direi che chiudiamo con Razzi e le speranze che fosse diverso e di avere qualcuno in questo Parlamento come giá in altri in passato (e che si spera finisca con oggi), che rappresenti e si faccia carico delle necessitá della circoscrizione Europa (e il discorso vale per qualsiasi altra) con onestá e lungimiranza che non siano interessi privati attingendo dalla cosa pubblica.

Il caso Razzi ci riporta peró a dover ripensare e a dover ricominciare  a costruire una rete per riflettere sulle modalitá, le limitazioni e le debolezze strutturali del voto nelle circoscrizioni estere con queste modalitá.

Il caso Di Girolamo, eletto nella circoscrizione Europa per PDL, nella stessa legislatura di Razzi, ci fa riflettere sulla gravitá in cui versa la situazione elettorale nelle circoscrizioni estere giá dentro le debolezze strutturali del voto italiano ( mancato superamento del voto cartaceo, impossibilitá di voto per posta/mezzo digitale che superi la presenza fisica sul luogo di residenza dell’elettore e che riduca la manipolazione e la sostituzione sull’esempio di altri paesi UE).

Di Girolamo, risultó eletto con lo  scambio delle schede elettorali ordinato e voluto dall’ndrangheta; ora è in galera e le schede che lo elessero e che non sono quelle partite in sacchi dalle sedi consolari europee per lo spoglio elettorale successivo a Roma, rivela la gravitá e la debolezza dell’esercizio del voto elettorale nelle circoscrizioni estere.

E mette seri dubbi sull’operato degli eletti nelle circoscrizioni estere (per non parlare del ruolo e la gestione degli spazi consolari italiani) e sul lavoro di facilitazione delle tante necessitá dei cittadini e delle cittadine che risiedono o si recano per periodi brevi-lunghi a vivere fuori dagli spazi italiani e che danno loro mandato con fiducia e speranza.

Tutti e tutte sappiamo delle inefficienze e delle mancanze delle sedi consolari italiane e dei loro pochi ed inadeguati servizi alle comunitá, tra disservizi, poca informazione efficace, regole inadeguate, situazioni di privilegio e di esclusione, di rappresentazione e di fruizione non garantendo la partecipazione reale dentro gli spazi consolari della Repubblica Italiana.

Si fa prioritaria, sul piú lungo percorso, la necessitá di ripensare la rappresentanza, il voto, le sue modalitá e soprattutto, alla vigilia della ricostruzione delle proposte elettorali per una prossima e si spera migliore, legislatura, l’esperienza del profilo della persona che si presenta/viene presentata dai partiti (che non dobbiamo mai dimenticare di ricordare sono e debbono essere gruppi politici espressione di volontá delle cittadinanze) senza conoscenza della variegata realtá italiana  partendo dalla realtá delle comunitá e cercando un profilo capace, preparato, etico che nasca dall’incontro e da un dibattito franco e corretto fra gli eventuali candidati.

Sul breve percorso, in attesa di una vera riforma elettorale, fare in modo che il profilo sia davvero capace di farsi portavoce delle realtá e delle esigenze con una vera conoscenza delle esigenze attraverso incontri e una relazione costanti con le cittadinanze tenendo conto delle sue diversitá nel rispetto delle regole democratiche e delle reali esigenze.

La formula delle primarie dal basso, sul modello che Milano e Bologna stanno sperimentando, si sta rivelando piú ampia e consensuata e potrebbe superare imposizioni e presentazioni di candidature estemporanee e casuali che non sono il frutto di un lavoro di rete e consensuato che porti alla non interpretazione e alla conoscenza delle reali esigenze facilitando interessi personalistici, la corruzione e il mercimonio a cui abbiamo assistito fino ad ora.

Un deputato/senatore ha l’obbligo istituzionale e dilegge di rappresentare le istanze dei cittadini e delle cittadine e non solo di coloro che lo hanno eletto o della propria comunitá o ben peggio le proprie. E questo alla vigilia di un voto parlamentare che ha dimenticato tutto questo.

A noi tutti e tutte lavorare per il bene comune.

Elisabeth Donatello, 13 dicembre 2010

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1 Response to “Fare memoria e ripensare le modalitá dell’esercizio di voto della cittadinanza italiana nelle circoscrizioni estere”


  1. 1 Antonio 13 diciembre 2010 en 12:16

    Da un po’ di anni rifletto sui sistemi elettorali e sulle varie forme di democrazia. Sono ormai giunto ad una conclusione:
    la democrazia rappresentativa doveva necessariamente fallire (come previsto anche da Bakunin un secolo e mezzo fa) ed ha fallito puntualmente.
    Bisogna trovare nuove forme di democrazia partecipativa. I cittadini devono essere coinvolti nelle decisioni e nella gestione della cosa pubblica. Bisogna rivisitare le teorie anarchiche e attualizzarle affinché siano attuabili oggi.


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