Rubi e le altre sono le vittime NON le carnefici: non dimentichiamolo/ Rubi y las otras son victimas no las culpables: no lo olvidemos

[la traducción en español al fondo del texto en italiano]

Rubi e le altre sono le vittime non le carnefici: non dimentichiamolo.

In Italia si stanno moltiplicando le azioni per dire basta alla completa mancanza di rispetto e di uso violento, secondario e machista delle donne nella societá berlusconizzata del II millennio.

Noto peró che si continua con l’uso machista del corpo delle donne da parte dei media che, parlando degli episodi che vedono protagonista il primo ministro italiano e, non dimentichiamolo,  molti altri uomini in etá avanzata e con molto potere (tra cui altri capi di stato piú simili a dittatori come Putin e Gheddafi) seguono indugiando sulle immagini delle ragazze che si prestavano o meglio erano prestate ed usate ad uso e consumo loro. Mentre non si vedono le facce dei veri carnefici che hanno fatto uso della violenza verso ragazze che spesso erano minorenni cioé poco piú che bambine.

Si vede inoltre che il movimento di protesta delle donne e di quella parte di societá civile in disaccordo con questa democrazia ormai monca e che sta montando giorno dopo giorno mano a mano che vengono fuori particolari terribili, usa le immagini delle stesse ragazze o le insegue per protestare contro di loro mentre non sembra centrarsi verso il vero obiettivo: i carnefici.

Tutto ció mi spaventa e mi fa prevedere che c’é un lungo cammino da fare per capire chi e cosa sono i veri colpevoli.

Riflettiamo sulle parole di una donna, Iva Zanicchi, che giustifica Berlusconi a caccia di carne fresca.

Quante madri e nonne attaccate a Retequattro e al tg di Fede, che sono il bacino di voto femminile berlusconiano, continuano a educare i propri figli nel culto della mascolinitá egocentrica dando idee e visioni subalterne della figura femminile?

Quanti padri e nonni, fanatici del calcio trasmesso via tv, quello che educa alla violenza ed al sessismo, pensano che guardare le ragazzine e fargli apprezzamenti lascivi per le strade sia normale?

A patto che non sia la propria figlia per cui si é disposti a uccidere o a darla solo a cambio di molto denaro? O forse ha giá subito le loro attenzioni nel silenzio familiare e sociale. Quante sono le donne, i bambini e le bambine che subiscono violenza intrafamiliare fino alla morte e non denunciano? Secondo le statistiche numerosissime.

Ne sa qualcosa una mia giovane amica africana di splendida pelle color ebano, studentessa d’eccelenza in una universitá del nord Italia, che ogni volta che é alla fermata dell’autobus con i libri in mano viene abbordata da un vecchio italiano che le chiede quanto vuole per andare con lei. Probabilmente lo stesso che ha appena accompagnato i suoi nipotini a scuola e che pensa che la democrazia é un gran invenzione. Ma per chi?

Riflettiamo su questo e sul grande lavoro di politiche di genere che dobbiamo cominciare a fare giá a diversi livelli per cambiare attitudini e mentalitá che niente hanno a che fare con la democrazia e la libertá. Riflettiamo perché non sono state fatte e non vengono fatte e messe nei programmi politici non solo della destra fascista e xenofoba, ma soprattutto di una sinistra che deve avere il coraggio di formarsi e riflettere su contenuti ignorati e sconosciuti fino ad ora, guardando altrove e fuori dall’ombelico Italia.

Forse perché secondo le statistiche demografiche quel voto antico e retrogado degli anziani e delle anziane d’Italia conta come un macigno sulla vittoria o meno dei gruppi di partito che li inseguono come chimere dimenticandosi che una politica sociale mirata porterebbe le opinioni degli anziani e delle anziane d’Italia ad essere piú solidali e meno egoisti ed aperti al futuro per il bene delle loro stesse famiglie.

Quando é che si é dimenticata la solidarietá tra generazioni?

Qui di seguito il post pubblicato su Donne in piazza il 13 febbraio: Se non ora, quando? e che trovate in http://www.facebook.com/#!/event.php?eid=142217099172313

Educazione e comunicazione al primo posto in ambito scolastico, tra le famiglie e nei quartieri per tessere solidarietá, etica e valori condivisi e pacifici per tutti e tutte. Negli incontri pubblici e politico-sociali dove si assiste spesso ad una presa di parola del mondo maschile simil-incosciente all’universo televisivo berlusconiano dove solo i maschi prendono parola e le donne quando lo fanno sono poche e con attitudini simil machiste. Le altre fanno corona silenziosa e spesso lo accettanocome normale e per non avere maggiori problemi (?), come mi hanno fatto notare molte ragazze del movimento anti-Gelmini.

Chi va aiutata perché vittima?

Chi condannato come carnefice e modello sbagliato e foriero di violenze a catena?

Io spero che le tante ragazze offese e violentate in questi anni fuori  e dentro casa, straniere e italiane, comincino a trovare riparo tra le braccia solidali di altre donne. Altrimenti si riprodurranno altre vittime, sempre le stesse, ed altra violenza in nome del potere e dei forti ancora per molto troppo tempo.

Qui di seguito il post che ho pubblicato sulla pagina facebook della manifestazione a Palermo Donne in piazza il 13 febbrario: Se non ora quando? e che trovate nel link http://www.facebook.com/#!/event.php?eid=142217099172313.

L’immagine sulla tazza con il nome cancellato di Rubi é l’esempio emblematico che fa riflettere sullo stato di confusione sociale in Italia.

Saró a Palermo e parteciperó. Noi abbiamo giá manifestato davanti all’Ambasciata italiana a Madrid, Spagna. Un paese che ha permesso ai diritti delle donne uno spazio di riflessione e di azione innovativi nelle politiche sociali e di genere. Vi prego di leggere con attenzione il comunicato stampa  (che qui trovate nel post del 25 gennaio 2011) per capire che Rubi e le altre ragazze, poco piú che bambine, sono le vittime, NON le colpevoli.

Ritengo pertanto che l’immagine scelta sia erronea. Mai piú caccia alle streghe-donne quando la colpa é del machismo imperante. Cosí avvenne dopo la II guerra mondiale a caccia delle amanti di fascisti ma i maschi seguirono nei loro posti. Facciamo solo il loro gioco. Voglio la faccia dei corrotti in prima fila e la persecuzione dei veri carnefici. E voglio aiutare Rubi e le altre a ritrovare la vita e la felicitá rubate.

Vi sollecito a cambiare l’immagine con quella di un vero carnefice. Grazie.

Questa la nuova immagine inserita dal gruppo di donne di Palermo. Grandi ragazze.


Elisabeth Donatello, 31 gennaio 2011

Rubi y las otras son victimas, no verdugos: no lo olvidemos.

En Italia se están multiplicando las acciones para decir basta a la total falta de respeto y al utilizo violento, secundario y machista de las mujeres en la sociedad ‘berlusconizada’ del II milenio.

Veo pero que se continua con el uso machista del cuerpo de las mujeres de parte de los medios de comunicación que, hablando de los episodios que ven protagonista el primer ministro italiano y, no lo olvidemos, muchos otros hombres ancianos que detienen mucho poder (entre los cuales hay otros jefes de estado similares a dictadores como Putin y Gheddafi) siguen proponiendo las imágenes de las chicas que se prestaban o mejor dicho venían prestadas para ser usadas por ellos. Mientras no se muestran las caras de los verdugos que ejercieron violencia contra unas chicas que a menudo eran menores de edad, poco más que niñas.

Se nota además que el movimiento de protesta de las mujeres y de aquella parte de sociedad civil en desacuerdo con esta democracia incompleta, protesta que crece a medida de que se desvelan terribles detalles, utiliza las imágenes de las mismas chicas o las persigue protestando contra ellas, mientras no parece centrarse hacia el verdadero objetivo: los verdugos.

Todo esto me asusta y me hace pensar que haya un largo camino por hacer, para entender quien y que cosa sean los verdaderos culpables.

Reflexionamos acerca de las palabras de una mujer, Iva Zanicchi, que justifica Berlusconi en su búsqueda de carne fresca.

¿Cuántas madres y abuelas apegadas a RETEQUATTRO y al Telediario (TG) de Fede, que son la fuente de votos femeninos para Berlusconi, continúan educando a sus hijos en el culto de la masculinidad egocéntrica, dando ideas y visiones subalternas del papel de la mujer?

¿Cuántos padres y abuelos, fanáticos del futbol transmitido en TV, aquel que educa a la violencia y al sexismo, piensan que observar a las adolescentes y decirles palabras lujuriosas por las calles sea normal?

Siempre que no se trate de sus hijas, por las cuales pudieran matar o que cederían tan solo a cambio de mucho dinero… O quienes a lo mejor ya fueron victimas de sus atenciones, cómplice el silencio de la familia y de la sociedad. ¿Cuántas son las mujeres, los niños y niñas victimas de violencia familiar hasta la muerte, que no denuncian? Según las estadísticas son un gran numero.

Se ha enterado de esto una joven amiga mía, una chica africana de estupenda piel de ébano, excelente estudiante en una universidad del norte de Italia, que cada vez que espera el autobús es molestada por un viejo italiano que le pregunta cuanto quiere para ir con el. Probablemente el mismo que acaba de acompañar a sus nietos a la escuela y piensa que la democracia sea una gran invención, pero ¿Para quién?

Reflexionamos acerca de esto y acerca del gran trabajo de políticas de género que debemos empezar a hacer a diferentes niveles, para cambiar actitudes y pensamientos contrarios a la democracia y a la libertad. Reflexionamos sobre las motivaciones por las cuales esto no fue hecho, no están estas políticas en los programas políticos no solamente de la derecha xenófoba sino también y a mayor razón de la izquierda que debe tener el valor de formarse y pensar en unos contenidos ignorados y desconocidos hasta hoy, observando otros lugares, afuera del ombligo de Italia.

A lo mejor esto sucede porque según las estadísticas demográficas aquel voto antiguo y retrogrado de los ancianos y de las ancianas de Italia cuenta enormemente para la victoria o la derrota de los partidos que los persiguen como quimeras, olvidando que una política social más dirigida pudiera acercar las opiniones de los ancianos y ancianas italianas hacia una mayor solidaridad y amplitud, explicando que siendo menos egoístas beneficiarían a sus propias familias.

¿En qué momento ha caído en el olvido la solidaridad entre generaciones?

Educación y comunicación en primer lugar en las escuelas, en familia y en los barrios para tejer solidaridad, ética y valores compartidos y pacíficos para todos y todas. En los encuentros públicos y político-sociales donde a menudo toman las palabras unos varones similares de forma inconsciente al universo televisivo de Berlusconi, en el cual solo los varones hablan y las mujeres que hablan son pocas y tienen actitudes machistas. Las otras están silenciosas y aceptan aquella situación para no tener problemas (¿?) como me cuentan muchas chicas del movimiento anti-Gelmini.

¿Quién debe ser ayudada porque victima?

¿Quién se debe condenar porque verdugo y modelo equivocado, fomentador de una cadena de violencias?

Yo espero que las muchas chicas violadas en estos años fuera y dentro de su casa, extranjeras e italianas, empiecen a encontrar amparo entre los brazos solidarios de otras mujeres. En caso contrario se harían otras victimas, siempre las mismas, y habría otra violencia en nombre de los poderosos, por mucho más tiempo.

A continuación el post publicado en la pagina de Facebook por Donne in piazza (mujeres en la plaza) el 13 de febrero: ‘Se non ora, quando?’ (Si no es ahora, ¿Cuándo?) que pueden leer aquí http://www.facebook.com/event.php?eid=142217099172313

La imagen en la taza con el nombre borrado de Rubi es el ejemplo emblemático que puede hacer reflexionar acerca del estado de confusión social en Italia.

Estaré en Palermo y participaré. Ya hemos manifestado delante de la Embajada italiana en Madrid, España. Un país que ha permitido a los derechos de las mujeres un espacio para reflexionar y actuar en las políticas sociales y de género. Os invito a leer con atención el artículo (aquí pueden encontrar el post del 25 de enero 2011) para entender que Rubi y las otras chicas, poco más que niñas, son las victimas, NO las culpables.

Poe eso creo que la imagen escogida sea la equivocada. Nunca más caza a las brujas-mujeres si la culpa es del machismo predominante. Esto ha sucedido tras la II guerra mundial, cazaron a las amantes de los fascistas pero los varones quedaron en sus puestos. De esta forma hacemos su juego. Quiero la cara de los corruptos en primera fila, y la persecución de los verdaderos verdugos. Y quiero ayudar Rubi y las otras a encontrar la felicidad que le han robado.

Os invito a reemplazar la imagen con la de un verdadero verdugo. Gracias.

Esta es la nueva imagen insertada por el grupo de mujeres de Palermo. Estupendas chicas.

Elisabeth Donatello, 31 de enero de 2011

traducción de Manuela Garreffa

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4 Responses to “Rubi e le altre sono le vittime NON le carnefici: non dimentichiamolo/ Rubi y las otras son victimas no las culpables: no lo olvidemos”


  1. 1 Valeria 2 febrero 2011 en 09:36

    Salve a tutte/i! Qualcuno sa se si organizzerá qualcosa a Madrid il 13 febbraio? Grazie

    • 2 pepperminteli 2 febrero 2011 en 09:46

      Ciao Valeria

      se guardi il precedente post scopri che a Madrid abbiamo giá manifestato come evento Donne che si ribellano/mujeres que se rebelan che trovi come gruppo anche su facebook e che resta aperto fino al 25 aprile come simbolo di quella data e per poter intercambiare altre azioni ed informazioni.

      Se vuoi ti iscrivo al gruppo se ci invii richiesta a amadridsimuoveunlatraitalia@gmail.com

      Bacioni

  2. 3 maria laura bufano 31 enero 2011 en 14:28

    Se tiene que respetar también a él o a ella que se vende: se tiene que considerarlos personas, es hasta humillante recordarlo. Con ellos se discute, se nos pelea, se rechaza sobre todo el hecho que unos de ellos ocupan papeles públicos por haber pasado por la cama de un potente asqueroso. Pero no podemos considerarlas/os peores que se fueran asesinos, como basura: tienen derechos humanos como todos. No soporto más la expresión que utilizan muchos italianos también de izquierda para decir que todo está fracasando: “Va tutto a puttane”…

    Bisogna rispettare anche chi si vende: sono persone, è persino umiliante (per noi) dovercelo ricordare. Con loro si può discutere, litigare, si può rifiutare il fatto che occupino posti pubblici per il fatto di essere passati per il letto di un vecchio schifoso. Però non si possono considerare peggiori che se fossero assassini, come immondizia. Godono di diritti umani come tutti. Non sopporto più le espressioni che utilizzano molti italiani, anche di sinistra, per dire che tutto sta andando in rovina: “Va tutto a puttane”…

    • 4 pepperminteli 31 enero 2011 en 18:49

      C’é un lavoro enorme di cambio da cominciare insieme anche sul linguaggio/ Hay un trabajo enorme de cambio que hay que empezar tambien en el lenguaje


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