Le esigenze della Merkel possono affondare la Spagna

Traduzione di un articolo che mi é sembrato interessante per contenere molte opinioni di esperti del settore economico, cosa rara di questi tempi in cui ognuno si improvvisa economista. I problemi che l’articolo indica sono poi gli stessi anche per l’Italia. Le parti in grassetto sono presenti anche nell’originale.


Le esigenze della Merkel possono affondare la Spagna

L’asse franco-tedesco propone un Patto di Competitivitá di difficile applicazione

Di B. Carreño

Titolo originale: “Las exigencias de Merkel pueden ahogar a España

Fonte: http://www.publico.es
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27.02.2011

Il Paese Basco e Amburgo sono le regioni piú ricche rispettivamente di Spagna e Germania, secondo i dati pubblicati da Eurostat lo scorso giovedí. Il reddito pro-capite dell’autonomia spagnola a paritá di potere d’acquisto (equiparabile internazionalmente)  era di 34.500 euro nel 2008 mentre quello di Amburgo era di 47.100 euro. Cioé, il tedesco medio piú “ricco” possiede un 36,5% in piú del suo omologo spagnolo.

La moneta comune non é riuscita a cancellare le differenze strutturali tra la Spagna e la locomotiva europea. Questa differenza é quasi un abisso con altri paesi come Grecia e Portogallo. Nonostante tutto, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, pretende l’approvazione  nelle prossime settimane di un piano economico che applichi in tutta la zona euro le stesse ricette economiche che funzionano, quando si applicano, nel suo paese.

Ma la proposta massimalista vedrá la luce molto piú ammorbidita.

Il cosiddetto Patto di Competitivitá vuole imporre una forte disciplina fiscale che porti a un deficit medio nullo nel lungo periodo, sganciare i salari dall’inflazione per incentivare la produttivitá e armonizzare la fiscalitá nei paesi dell’euro. “In realtá non é un documento come tale, é una proposta massimalista per giustificare una sua futura revisione quando si tratterá di aiutare i paesi con problemi a causa della crisi dell’euro” spiega scettico il ricercatore del Real Instituto Elcano e professore della Universidad Autónoma de Madrid Federico Steinberg.

Gli esperti consultati da Público non credono che la proposta franco-alemana (Nicolas Sarkozy la appoggia) possa vedere la luce come formulata, in parte per la difficoltá stessa della sua applicazione. Pero se si facesse e si implementasse drasticamente, molti credono che frenerebbe il recupero dell’economia spagnola e deprimerebbe la domanda in un momento chiave per l’espansione.

Un accordo in materia di restrizioni fiscali “é quasi impossibile dal nostro punto di vista” appunta un rapporto di Merril Lynch. L’entitá ricorda che la disciplina fiscale é fondamentale per la sostenibilitá dell’euro, ma ammette anche che fissare regole inflessibili per gestire i bilanci puó essere molto costoso perché i paesi non possono usare la politica monetaria in funzione anticiclica […] quindi puó essere un elemento di instabilitá”.

L’idea che il deficit sia zero lascia i paesi senza politica economica.

“Non é ragionevole”, ammette il professore di  Tributi Pubblici e Tesoro della Universidad del País Vasco Ignacio Zubiri. “La capacitá di indebitarsi e di redistribuire il reddito tra le generazioni si ottiene mediante il deficit” ricorda. Questo professore discrepa in parte anche con l’idea di armonizzare le imposte. “Bisogna sorvegliare perché non ci sia una tendenza impositiva  verso il basso ma la soluzione non passa necessariamente nel rendere uguali  le tasse alle imprese. Far tributare le imprese in base alle vendite che realizzano in un determinato paese puó essere la strada.” Secondo Zubiri, “ogni paese ha una differente struttura economica e, pertanto, diverse vie per le sue entrate.”

“Le riforme possono andare nella direzione giusta ma bisogna aggiustare i tempi, non si puó fare cosí in fretta” commenta il professore di Finanza della Escuela de Negocios ESADE Jordi Fabregat. “Nel breve periodo si affoga l’economia se non si permette ad un paese indebitarsi, peró ció che importa é la tendenza” afferma. Il professore di Economia della Universidad Carlos III de Madrid Juan José Dolado capisce l’origine della pressione tedesca. “Il piú forte, del resto, é il creditore e lui fissa le regole. La Spagna é guardata con sospetto dai mercati per la percentuale di disoccupazione e stanno esigendo contromisure”, commenta.

“La Germania guarda il sud Europa da un punto di vista imperiale”, conclude Albert Recio, professore di Economia Applicata della Universidad Autonoma de Barcelona, che teme l’implementazione delle misure proposte dalla Merkel perché potrebbero portare alla depressione dell’economia spagnola. “Potrebbe anche esserci un effetto boomerang per la Germania, per la caduta delle sue esportazioni dovute alla caduta dei consumi dei paesi al suo intorno”, insiste. “Non ha senso che la Germania voglia che tutti diventino come lei”, puntualizza Steinberg. “Se tutti avessimo un bilancio positivo di spesa corrente, verso chi staremo esportando? “, si chiede il ricercatore.

Gli esperti vedono un’alternativa migliore all’armonizzare la fiscalitá.

Produttivitá e salari

La polemica si fa dura davanti alla proposta tedesca che la Spagna sganci i salari dall’inflazione. Il governo spagnolo potrebbe obbligare ad un accordo confindustria e sindacati se non ci arrivano soli. L’economista Juan Francisco Martín Seco crede che “quello che si vuole in realtá é indebolire la negoziazione. Se gli aumenti salariali sono legati all’inflazione futura, come qui in Spagna, non si puó attribuirgli un effetto inflazionista” (NDT: la ‘scala mobile’ fu soppressa in Italia molti anni fa con gli stessi  falsi pretesti).

In piú gli esperti non sono convinti del suo effetto sull’economia. Alberto Montero, professore di Economia Applicata della Universidad de Malaga, riassume: “I salari sono cresciuti in Europa la metá rispetto alla produttivitá. In realtá i salari sono rimasti legati al potere d’acquisto, ma l’aumento della produttivitá ha beneficiato solo i profitti delle imprese. Il problema é che non si fanno investimenti, non é il costo del lavoro, perché i paesi piú competitivi hanno il costo del lavoro piú alto”. (NDT: chissá se Marchionne e Trichet leggono articoli come questo).

Steinberg concorda con questa linea e ricorda che “la competitivitá si misura anche sui costi e i margini di profitto. Sono i profitti che devono essere allineati alla produttivitá e le misure adottate non devono ricadere solo sul lavoro. Per esempio l’incremento della concorrenza nel mercato interno dei servizi sarebbe buono per la competitivitá, ma la Germania si rifiuta”.

Dal suo punto di vista, Manuel Balmaseda, economista capo di Cemex (NDT: multinazionale messicana del cemento) crede che la misura potrebbe aiutare a dare un impulso ai settori piú produttivi. “Con questo sistema si individuano i settori piú produttivi perché devono avere un reddito maggiore”. Balmaseda chiede anche che l’imprenditore sappia “ripercuotere” l’incremento dei prezzi nei salari (NDT: detto da un autorevole esponente del capitalismo fa un certo effetto). Di questa opinione é la maggioranza degli esperti consultati da Público che non lamentano affatto che, all’epoca delle vacche grasse, in Spagna non ci fosse nei salari una partecipazione ai profitti d’impresa. Fabregat riconosce che “stiamo affrontando vari problemi con la proposta, perché non sappiamo ancora come si misura la produttivitá. In piú, siamo d’accordo con lo sganciare i salari dall’inflazione passata, ma l’inflazione futura, chi la decide?” si chiede.

Dolado propone che nella riforma del contratto collettivo si lascino alle imprese decisioni come l’incremento dei salari in base alla produttivitá. Questa “si potrebbe calcolare dalle vendite sottraendo i costi per il numero di lavoratori”, secondo il professore.

Elezioni

Un difficile consigliere in questioni economiche, la politica, si allea in questi giorni alla cancelliera tedesca perché dimostri speciale fermezza nelle sue richieste ai soci dell’euro. Merkel affronterá un duro anno elettorale in Germania, con sette appuntamenti alle urne regionali e una prima dura sconfitta di appena una settimana fa proprio dai ricchi votanti di Amburgo. Anche al lato opposto, il leader della maggiore delle economie “periferiche”, Zapatero, affronta un esame alle urne regionali e tutto questo fa presagire una intensa prova di forza nel vertice dell’11 marzo prossimo.

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