Donne e diritti in Italia: se non ora quando?

Inspirada por el articulo que encontrais en el enlace sobre un llamativo despido masivo de mujeres en el norte de Italia para que puedan volver a ocuparse de sus hogares

http://www.giornalettismo.com/archives/131681/licenziamo-solo-donne-mavib-inzago/

y por algunos posts en facebook de mujeres italianas que acaban con culpar  las mismas mujeres, las victimas del sistema machista, de las aptitudes que bajo ese sistema han aprendido como marionetas a repetir y perpetuar.

Por llegar a ser las elegidas con motivos y así ser espulsadas del mundo laboral para que vuelvan a cuidar de sus hogares, favoreciendo el derecho de los varones de quedarse con el puesto de trabajo.

Esto ha pasado en el siglo XXI en estos días de locura y dolor donde la democracia nos va escapando de las manos y de nuestras vidas.

Sigue pasando en Italia y en Europa donde la mujer joven y preparada con niños a cargo es el perfil con el % más alto de despidos del nuevo milenio en la UE y es el perfil más presente bajo el umbral de la pobreza, provocado por esos despidos masivos.

Quizás en Italia lleguen a declararlo publicamente pero de hecho se está haciendo en todo el viejo y reaccionario continente europeoy que hace que todas nos hagamos con la idea que hay que seguir luchando para conseguir el cambio social y un darrollo humano sostenible para no perder ni a uno o una.

En este otro enlace algunos comentarios de mujeres italianas

http://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=195814630467539&id=1017138378

Seguiré en italiano para provocar la discusión en el mundo femenino de ese país, aparentemente dormido o mejor dicho silenciado por estar preocupado de como encontrar la manera de sacar adelante la familia. Desilucionado y casi sin fuerzas por los años que lleva el movimiento italiano luchando para un mundo mejor que se va haciendo siempre más irreal por el país. 

¿Hay cosa más grave de perder las libertades y de aumentar el sufrimiento?

¿No tendrà esto a que ver con ello?

¿Por qué las mujeres italianas no se rebelan?

http://senonoraquandosiena910luglio.wordpress.com

A proposito di donne e diritti in Italia.

E perchè mai le donne dovrebbero essere daccordo con scelte come quella dei licenziamenti in massa di donne in una fabbrica del nord d’Italia perché tornino a casa ad occuparsi dei figli?

Ossia che la vittima donna si mostra apparentemente daccordo con il carnefice uomo?

Perchè non si ribellano, risponderete voi?

Perché sono troppo occupate…

Sapete quanto tempo ci vuole psicologicamente perchè una donna realizzi che subisce violenza e che questa lo è? Puó resistere anni in silenzio in nome dei figli o dell’amore sbagliato!!

Quanto influisce nell’assunzione di ruoli sottomessi, consapevoli od inconsapevoli, una società specialmente sessista, violenta e manipolativa come quella italiana?

Quanto bisogna ingoiare quando non si hanno mezzi propri e bisogna DIPENDERE da una società maschilista dove non ci piú politiche sociali e dove ci sono sono in mano della Chiesa Cattolica, e ci si incontra sole e prive persino di solidarietà al femminile e continuare a vivere e far vivere i figli mentre i maschi si fanno sempre più forti, solidali e compatti?

Direi che invece il fattore culturale è la chiave.

E guarda caso i tagli più consistenti da qualche anno si fanno in educazione dove la % più alta è donna giá storicamente con stipendi sottostimati (di fatto tra  i più bassi dell’UE) e dove il lavoro pedagogico di inclusione e metodologie pacifiche e dirette allo sviluppo sostenibile dell’essere umano, sto parlando della scuola dell’infanzia ed elementare, è tra i piú avanzati nel mondo. Proprio quando aumenta la % maschile, questo dato positivo si perde, nella scuola media e superiore, dove prevale la competizione ed il risultato per il risultato nonchè i metodi impositivi. Secondo il professor Canevaro è proprio nel passaggio alle scuole medie che i bambini e le bambine si perdono nel bosco. Con l’introduzione di test e meccanicismi e di impressionanti tagli dei posti e delle forze e professionalità docenti ed finanziare, ora si perdono prima e sono più manipolabili.

Come mai un ambito di successo ottenuto dal lavoro delle donne e storicamente testimoniabile con le capacitá e il rafforzamento educativo che vede il nostro paese tra i primi nel mondo nella risoluzione dell’analfabetismo così pochi anni dopo la II guerra mondiale e che potrebbe persino in un’ottica capitalistica essere venduto bene all’estero e creare posti di lavoro, viene distrutto ed invisibilizzato?

Il sospetto che il gruppo dominante a prevalenza maschile (ed in Italia se ne concentrano un numero assai potente come le gerarchie della Chiesa, le mafie, i massoni, le lobbies,…) non sia disposto a vedersi superato storicamente, sempre secondo la miope osservazione del gioco della competitivitá messo in atto dallo stesso, con uno spiegamento di forze e leggi in campo che mai si erano viste prima nella storia d’Europa, se non si fa eccezione per il periodo di caccia alle streghe nel non così lontano Medioevo.

Ci educano e ci impongono una società di fatto diseguale dove l’unica uguaglianza è ed è stata andare a lavorare in un mondo tutto maschile, dove il maschile occupa tutti i posti decisionali. Di fatto lì abbiamo raggiunto la paritá: ci pensioniamo alla stessa etá degli uomini senza contabilizzare minori stipendi a paritá di mansioni o gli anni di maternitá o persi a cercare di conquistare un posto di lavoro. Le poche donne che hanno ruoli decisionali hanno assunto per mezzo di modelli educativi sbagliati, ruoli maschili per arrivare ed entrare in quel mondo, senza avere la forza di cercare la solidarietà delle altre una voltaentrate ed isolate in un ambiente di lavoro quasi tutto al maschile. Di fatto in Italia per dire che una donna è in gamba si dice donna con le palle. E se vi sembra una vittoria raggiunta in questi giorni da nuovo millennio che un terzo dei posti manageriali del paese possa essere occupato da donne quando in tutti i paesi UE ed in svariati molti altri, e persino nelle raccomandazioni ONU per il nuovo millennio viene considerata una prioritá per lo sviluppo sostenibile dell’umanità che sia  raggiunta la quota del 50%. Alcuni lo hanno fatto persino senza le imposizioni delle quote e le hanno superate percentualmente ed alcuni paesi sono in Africa.

Direi che siamo ancora molto lontani dal capire l’importanza di NON escludere le donne dal futuro della società italiana ed in generale e soprattutto che tale esclusione è una precisa strategia dei gruppi che hanno saldamente in mano il potere, facilitata anche dai dati demografici assolutamente diversi ed in controtendenza con il resto del pianeta: un paese che primo al mondo vede la % femminile tra le fasce piú giovani più bassa rispetto a quella maschile.

Spesso siamo perse a occuparci di mille altre cose contemporaneamente e questo disperderci mina le poche forze che si perdono e affievoliscono e cancellano le buone pratiche messe in atto. Spesso sono cose che vediamo relazionate solo con il nostro io e la nostra sfera privata e cosí dimentichaimo che riguarda tutte e tutti noi anche sul piano del sociale. E che questi due piani sono contemporanei e com-patibili. Ha a che fare con la felicitá ed una vita migliore per ogni essere umano ma costruita insieme.

E’ proprio  la strategia dispersiva appresa alla scuola dai gruppi dominanti la forma con cui ci tengono sotto controllo.

Se non si disinnesca tutto ciò alla radice, con riflessioni comuni su come comportarsi e con capacità di diffondere anche e soprattutto fuori dagli ambienti d’elite ed intellettuali, per ri-costruire la distrutta solidarietá al femminile e la capacitá di fare riflessione insieme tutte le donne aiutando il mondo maschile disposto a dialogare e a partecipare al cambio.

In altre epoche della nostra storia moderna le donne operaie e contadine sono state la forza del cambiamento, in Italia poi sono state pioniere ed hanno diffuso grazie alla migrazione: capacitá e buone pratiche e teorie in altre società, dove si sono trovate ad arrivare; escluderle pensando che solo il mondo intellettuale femminile italiano odierno sia il solo capace di ció è una stortura della borghesia italiana, convinta di essere l’unica componente importante incapace di dialogare e proporre.

Il gioco della manipolazione continua poi quando si educano giovani menti che entrando nel mondo intellettuale a suon di studio di contenuti imposti e di metodi manipolativi, trasformandoli in coloro che escludono per primi il mondo operaio e contadino o coloro meno fortunati nel percorso educativo, convinti che solo loro gli intellettuali siano capaci di capire e fare cambiamento. Sempre piú spesso poi si vedono fare e agire solo le giovani menti maschili mentre le ragazze si posizionano nel fare le attivitá piú consone alle donne, quello di segretarie e complementarie agli uomini. Poche prendono la parola nei movimenti giovanili, quelle poche quando lo fanno se dicono cose sensate e consapevoli spesso sono attaccate dal gruppo maschile che innesca dinamiche di esclusione e competitivitá per raggiungere il potere nello spazio che vede come luogo di conquista.

E’ la ragione principale del perché il movimento sociale che vuole cambio e  sviluppo umano, non riesce a riprendere forza, chiuso dentro a dinamiche di violenza che sono il pericolo principale esterno ma soprattutto interno e che fanno che ogni proposta muoia sul nascere.

Recuperare le memoria delle donne nella storia e nelle società passate si puó.

Perchè le donne non appaiono da nessuna parte?

E’ perchè non c’erano o perchè sono state fatte sparire dal racconto dai gruppi che detengono il potere sociale e politico?

E se questa storia esiste perchè le donne non sono capaci di mantenerne la memoria e di salvarla dall’oblio?

Perchè sono proprio loro, le donne che ripetono gravi comportamenti stereotipati e sessisti?

Per esempio

  • le madri o le insegnanti che automaticamente si rivolgono alle bambine per farsi aiutare o portare cose e che non lo chiedono MAI ai bambini, o le donne che fanno continuamente mille cose mentre al lavoro e a casa per dimostrare di valere mentre i maschi restano seduti (le cosiddette wonderwomen)  creano attitudini e stereotipi sessisti fin dalla più tenere età.
  • L’immaginario dei mezzi di comunicazione che ci vede come massa e che fa delle donne un corpo da offrire e fa si che molte donne si muovano, vestano ed si atteggino come veline, sognando di esserlo.

Il cambio comincia da noi ma non si può fare senza saperi, conoscenze e riflessioni adeguate.

In Italia non si pubblica e non si fa nulla su come fare educazione e comunicazione di genere, perchè sarebbe permettere questo cambio e aprire passo ad una nuove umanitá. E non è cosa relegata allo spazio femminile, va condivisa con l’intera societá per ottenere frutti.

E’ così che si “controlla”, lasciando nell’ignoranza…

E’ così che le donne di fronte ad un caso palese di lesione dei diritti costituzionali ed umani come quello del licenziamento di massa, per il fatto di essere donne non reagiscono e se la prendono con le donne stesse, colpevoli loro. I maschi e la società da loro creata e strutturata, no. Quella no.

E’ così che ci hanno educate. Il nostro bimbo è sempre bello ed è sempre colpa di qualcun altro se ha violentato magari in branco una ragazza sua coetanea. La madre griderá la sua innocenza davanti alla stampa senza cedimenti. Non importa se poi la violenza sessuale sia diventata storia personale  e silenziosa di molte, troppe di noi. Corpi da braccare per dimostrare le capacitá maschili.

E  che volete, quella andava in giro come una puttana!

Adelante compañeras: c’è molto da sapere e capire.

Molto da ri-scoprire di noi nelle pieghe della storia per poter essere il cambio.

Senza memoria e senza cambio NON c’è futuro

Bisogna trovare il tempo per farlo.

Del resto se siamo disoccupate perché non lo occupiamo nel fare

R-EVOLUZIONE?

El camino se hace al andar.

Info:

– en el blog y en la pagina fb de este mismo grupo hay mas reflexiones,

http://www.facebook.com/event.php?eid=147217428669094

http://www.facebook.com/event.php?eid=179556518754040

(Elisabeth Donatello, 1 de julio de 2011)

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3 Responses to “Donne e diritti in Italia: se non ora quando?”


  1. 1 esefacessiunbloganche io?! 4 julio 2011 en 12:20

    Elisabeth, concordo appieno con quello che hai detto! le peggiori nemiche di noi stesse sono le donne: dobbiamo affrancarci dalla mentalità cattolica e sessista, dobbiamo insegnare ai nostri bambini, soprattutto maschietti, l’uguaglianza tra i sessi, in ogni momento della loro esistenza perchè loro ci osservano ed imparano. La scuola poi si deve liberare delle ingerenze della Chiesa che ci vuole suore e schiave e infine dobbiamo credere in noi stesse. Ce la possiamo fare, il 13 febbario abbiamo iniziato un cammino che il 9 luglio continuerà e cambieranno le cose perchè le faremo cambiare noi, tutte insieme! scusa il commento lunghissimo ma davvero sono d’accordo con te su tutto!

  2. 2 katia 1 julio 2011 en 14:13

    Elisabeth ti ringrazio dell’articolo importante quanto vero! Ho 29 anni, sono italiana, ora vivo in Spagna.
    Penso che ci sia da lavorare molto per aprire la mente di tante/i giovani che non hanno la minima idea di che cosa sia un discorso sul genere,visto che le universitá italiane, a parte alcune eccezioni, rifiutano la questione per non parlare della societá civile dove credo mai si sia raggiunto una livello come quello di oggi, di ignoranza diffusa e pubblicizzata.
    Io sono storica dell’arte e mi sono specializzata nel discorso femminista, anche nella storia dell’arte le donne infatti, da sempre sono state rimosse, cancellate dai libri, osteggiate nel mondo contemporaneo. C’è molto da approfondire e come ricordi bene, primo su tutti l’educazione e i condizionamenti piú basilari e inconsapevoli che iniziano dalla tenera etá.
    Per uscirne è necessario un percorso serio che non tutte affrontano.
    Tutte e tuttii ne sappiamo qualcosa (vengo da una famiglia siciliana…)

    Cmq per chi fosse interessato metto il link che ho realizzato con un’artista femminista importante, su cui tra l’altro verteva la mia tesi , si parla della Cooperativa Beato Angelico (una delle poche creata da sole artiste in Italia negli anni settanta):

    http://www.suzannesantoro.it/home.html

    katia almerini

    • 3 pepperminteli 1 julio 2011 en 14:54

      Cara Carla

      ricervo e pubblico il tuo post, profondo e che evidenzia ancora una volta come sia una strategia ben organizzata quella che ci mette in scacco e sofferenza. Puoi pubblicare ed usare questo spazio come vuoi e possiamo pensare di fare INSIEME cose e dialoghi. Aperte le barccia ed il cuore ad accoglierti.


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