Le missioni militari NON sono e non possono essere di pace.

In risposta alla mail che trovate in fondo ricevuta l’Associazione A Madrid si muove un’altra Italia ritiene di dover ribadire la sua identitá

Somos antifascistas e internacionalistas y rechazamos el racismo, la homofobia, el sexismo, el antisemitismo (entendiendo semitas = judios y arabes) y todo aquello basado en la exclusión de la verdad histórica y de cualquier ser humano de la participación.

E risponde.

E’stata sua iniziativa scriverci e quindi pensiamo doverosa, corretta e democratica una risposta.

Il dolore per la morte di un essere umano colpisce sempre e resta incomprensibile.

E per noi che sentiamo la vita palpitare e che vorremmo che tutti e tutte comprendano il valore vero dell’essere umani in maniera pacifica, le assicuro che sempre la morte inutile e spesa su falsi valori resta incomprensibile e ci incita a fare in modo che le azioni di comprensione dell’umano essere si facciano piú intense per poter raggiungere il cuore dei piú.

 A noi colpiscono anche le morti di esseri umani indifesi che muoiono per doversi difendere da attacchi militari come questo o che subiscono violenza gratuita come i bambini o le donne vittime per eccellenza della violenza macista di qualsiasi guerra o societá dove la mascolinitá per affermarsi ha bisogno di usare la violenza per sentirsi piú virile.

Siamo reduci alcuni di noi dall’esperienza di partecipazione al ricordo di coloro che combatterono sul fronte della battaglia di Brunete (Madrid) dove migliaia di esseri umani provenienti da tutti gli angoli della Terra, si trovarono a combattere per i loro ideali.

Alcuni con ideali limitati e settari, per difendere gli interessi e la voglia di dominio di gruppi forti e affiliati a quello che poi si rivelerá essere il nazi-fascismo, che in nome della forze e delle razze superiori tra gli umani si organizzerá internazionalmente per eliminare i deboli, i diversi, infierendo su di loro quanto piú possibile ed esercitandosi a farlo proprio su questa bellissima terra e sulle sue genti. Gli altri e le altre accorrendo ad aiutare uomini e donne di una repubblica a suffragio universale che vedeva la democrazia e le libertá come diritti per tutta l’umanitá e non solo dei potenti e dei ricchi. Un difesa necessaria, NON voluta, purtroppo inutile di fronte alla furia della macchina militare fascista ma che ha lasciato un seme nel cuore dell’umanitá che oggi si è trasforamato in giardini rigogliosi. A quei difensori solidali e disposti a perdere la propria vita per la libertá spesso non resta neanche la dignitá di una tomba che li ricordi, mentre i soldati volontari delle dittature fasciste percepirono onori, soldi e persino pensioni che si protaggono fino ad oggi, nel caso dello stato italiano. A quei difensori di una repubblica legittimata dal voto della sua cittadinanza, nulla. Di molti e molte italiane accorsi in nome delle libertá e dei diritti umani per tutti e tutte persino oggi non ci sono dati e non vengono ricordati, persi nell’oblio consapevole e voluto della burocrazia dello stato italiano che mai ha trovato denaro, iniziativa o volontá di ricerca, come in molte troppe altre vicende della nostra storia popolare, per fare memoria storica veritiera e dignitosa.

La pace NOn si porta con le armi e la violenza ma con il dialogo, la solidarietá e l’amore verso il prossimo, sempre diverso e per questo piú amato e rispettato.

Non é la linea scelta dal vostro gruppo che in questi anni si è avvicinato e ha fatto patti con dittature violente e antidemocratiche appoggiandole fino all’inverosimile lí dove era chiaro che le violazione dei diritti umani erano sotto gli occhi di tutti e tutte.

Inoltre vi siete volutamente dimenticati di rispettare ed onorare la Costituzione Italiana su cui voi e anche le forze armate italiano giurano. In un articolo fortissimamente voluto dai e dalle componenti della Costituente nel 1945 dichiara: l’Italia ripudia la guerra.

Per questo lo fate NON in nostro nome.

Per questo le vostre missioni militari si chiamano di pace. La retorica a fare da facciata. In Afganistan come in tanti altri luoghi ci andate mossi dalla sete di denaro e di potere e per gli esseri umani di quei luoghi non dimostrate alcun interesse. Da tempo ci avete trasformati e schaicciati in una societá di facciata dove ogni valore vero e democratico viene deriso e fatto a pezzi in nome degli interessi personalistici dei nuovi satrapi del 21 secolo.

Tale mi dispiace dirlo è il gruppo di partito a cui dichiara, scrivendoci, di appartenere.

Un gruppo che nulla ha di democratico, i cui sudditi, comprati con pochi spiccioli, si piegano supini a seconda dei voleri del satrapo di cui siete orgogliosi di soddifare qualsiasi voglia, soprattutto se disonesta ed illegale. Vi vantate persino di essere liberi dal rispettare qualsiasi regola o rispetto dei valori democratici e umani.

Cosí facendo fate soffrire e trattate male chi crede nella libertá e vive onestamente, addirittura ne ridete e li deridete e provate piacere nel fare del male e nell’esercitare dominio su altri ed altre.

I sentimenti  che animano i giovani maschi italiani che scelgono di andare in missione di guerra all’estero non sono certo di solidarietá, pace e amore.

E di certo il modo terrorifico in cui vanno vestite le forze armate non incute sentimenti positivi. Sfido chiunque a non provare smarrimento o timore quando incrocia un militare per strada completamente coperto di oggetti protettivi e di difesa/attacco militare. Ci si sente come indifesi, deboli e un vuoto nello stomaco ci paralizza. I sentimenti di chi sa che non potrá sopravvivere se l’altro essere attaccherá e che saremo alla sua mercè.

Perché debbono conciarsi così e incutere tali sensazioni e paure ad altri esseri umani che starebbero proteggendo o difendendo? Forse perché in realtá stanno difendendo interessi personalistici e di proprietá no disposte a condividerle con nessun altro a costto delle vite altrui? Perché hanno perso il senso vero della vita e dei valori democratici su cui hanno giurato?

Di solito sono mossi dalla necessità economica, dagli stipendi alti (e quanto siano sufficienti a coprire il rischio di perdere la vita è una questione di scelta personale consapevole), dal vedere questa come unica via certa di occupazione, resa l’unica possibile da politiche sociali scellerate e scelte in un paese che da tempo ha perso nei suoi spazi di rappresentanza politica quali i partiti, il senso vero della libertá, della democrazia, della pace, dell’etica, dell’onestá. E anche, in alcuni, una sufficiente dose sadica di violenza da voler sfogare su altri e altro diverso e per questo eliminabile.

I gruppi di dominio che convincono alcuni giovani maschi e qualche donna maschilizzata all’idea che ordine e disumanizzazione sono i metodi per fare democrazia nel mondo e nel contempo provocano la reazione di coloro che stanchi e provati da un futuro e da una democrazia bloccata, cadono nella provocazione e credono che la violenza sia il mezzo per cercare vendette e riconoscimento.

 Missioni di pace che ormai si fanno sulle nostre piazze quando chi crede nella democrazia e nelle libertá, sente che le sta perdendo e giustamente ne chiede  il rispetto ricordando la Costituzione. Lo sguardo vuoto e disumanizzato delle forze militari che inseguono esseri umani di ogni etá, colpevoli solo di voler essere liberi e infliggendo su di loro violenza gratuita, mi spaventano e mi addolorano soprattutto perché ora piú che mai in questo momento delicato della nostra democrazia sembra che il sacrificio di altri e di altre che morirono e difesero per noi libertá e democrazia siano stati inutili.

Questi esseri umani in divisa ce l’hanno un cuore?

Provano amore quel qualcuno?

Riconoscono fra le rughe del viso di un anziano, il padre o la madre, il pianto di un fratello o di un figlio?

Credo che i valori e la dignitá dei giovani e delle giovani di ogni tempo e societá solidali, preparati e capaci in un paese democratico, che portano avanti una vita grama e priva di futuro e di sogni, siano quelli su cui ancora poggia la dignitá del nostro paese e credo che a loro dobbiamo rendere onore.

Giovani questi e queste che vivono poveri grazie anche alle enormi quantitá di denaro regalate alle forze armate ed ai privilegi di cui godono mentre molti cittadini e cittadine italiani vivono in stato di sofferenza e silenziati quando non invisibilizzati.

Loro che spesso si manifestano ed appoggiano le libertá ed il desiderio di democrazia di altri e di altre con spirito di solidarietá gratuito e ispirati dalle parole della Costituzione Italiana e dalla Carta dei Diritti umani universali, scritta da molti altri e altre giovani che avevamo dovuto farlo col sangue della violenza subita e inferta poi per difenderla e poter tornare cosi alla democrazia.

Spesso quei giovani e quelle giovani passano il loro tempo libero ad aiutare GRATUITAMENTE gli altri ed a supplire a quelle tremende carenze sociali che il suo gruppo ha contribuito a peggiorare in questi anni.

Anziani soli, poveri affamati e privi di qualsiasi cosa, bimbi emarginati e lasciati senza possibilitá di una vera scuola in cui crescere come esseri umani, donne su cui poggia ogni fatica familiare, lasciate volutamente sempre piú povere, deboli e quindi indifese per trasformarsi in oggetto di mercificazione e violenza quotidiane, indocumentatie o stranieri che per voi diventano solo corpi estranei a cui infliggere qualsiasi sofferenza ma che sono esseri umani con idee, speranze, sogni, capacitá.

Tutti e tutte loro tengono alto il valore dell’umanitá che vive e lascia vivere in libertá e rispetto la madre Terra che ci ospita. Quella Terra che riconosciamo come unica patria di cui portare alto il nome e ringraziare dell’ospitalitá concessa con le nostre azioni di vita pacifice, solidali e vitali.

La guerra resta e resterá sempre l’espressione piú violenta e incomprensibile della negazione della vita nel pianeta.

Proprio in questi giorni di ascolto del racconto dei sopravvissuti della Guerra Civile Spagnola tutti e tutte in qualsiasi posizione fossero schierati allora come oggi, concordavano che la guerra è la peggiore delle disgrazie che una societá possa vivere e che mai e poi mai vorrebbero tornare a viverla. Mentre si raccontavano c’era tenerezza infantile nei loro occhi. L’odio se c’è stato, non c’è piú.

Hanno imparato ad essere umani.

E lei viene  a raccontarci di come siete orgogliosi di portare la guerra ad altri esseri umani?

Spero vorrá accogliere questa nostra con l’attenzione e la riflessione rispettosa con la quale noi abbiamo accolto la sua, nella speranza che se dedica un pó di attenzione alle nostre parole tutti e tutte si diventi piú umani.

Se vorrá leggere le parole che scriviamo e pubblichiamo sul nostro blog sará un modo per renderle lieve questo percorso di umanizzazione perché siamo convinti che mai e poi mai vorrebbe che i suoi figli e figlie vivano le atrocitá della guerra.

Un abbraccio di libertá e democrazia

Elisabeth

Ass. A Madrid si muove un’altra Italia

(4 luglio 2011)

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Tirana – Gli  italiani sono chiamati così a riunirsi ancora una volta nella preghiera.

Sono profondamente addolorata per quanto accaduto in Afghanistan ai nostri Militari. Il militare italiano è stato ucciso nell”adempimento del suo dovere di portatore di pace e di democrazia in un martoriato paese”.In questo momento di tristezza esprimo tutto il mio cordoglio alla  famiglia del caporal maggiore Gaetano Tuccillo e una pronta gurigione al nostro militare ferito.

Riconoscere il contributo, il valore, l’azione infaticabile dei Militari dell’Esercito italiano e dell’Arma dei Carabinieri, ma al contempo di ribadire la nostra più ferma condanna del terrorismo e della violenza, ed auspicare con forza l’individuazione di rinnovate forme di dialogo e di convivenza tra i popoli, nelle terre martoriate dall’odio e dai conflitti, che consentano il perseguimento di nuove vie di convivenza civile e pacificazione internazionale”.”Nell’esprimere il moi cordoglio  alla famiglia del caduto, esprimp altresì la mia solidarietà e l’apprezzamento a tutto l’Esecito Italiano per l’opera di pace in Afghanistan, come in altre parti del mondo, dove tiene alto il nome dell’Italia. Grazie!”,

Salvatore Albelice

Coordinatore “Popolo della Libertà” Albania, Kosovo e Supervisore Area Balcanica

3 luglio 2011

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