Khaossia. I ritmi del Salento arrivano a Madrid

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Khaossia suonerá il 20 aprile alle 22 presso la sala el Rincón del Arte Nuevo di Madrid. Il concerto è parte della programmazione Italia_R-eXistencias_2016 di cui è promotrice la nostra associazione. Offriremo 2 biglietti gratis a chi invierà nome e cognome all’indirizzo enmadridotraitalia@gmail.com entro il 19 aprile. L’estrazione avverrà nella mattinata del 20. Ne comunicheremo i risultati ai vincitori che potranno ritirarli poco prima del concerto.

Vi lasciamo con l’intervista e con le atmosfere magiche del Salento.

Khaossia

Ciao, cominciate col dirci cosa significa il vostro nome e perchè lo avete scelto?

Il nome del gruppo nasce dalla nostra intrinseca capacità di creare scompiglio ovunque andiamo. Durante il nostro primo concerto, ad esempio, nel 2005 a Cremona, riuscimmo a finire su tutte le prime pagine dei giornali del Nord e Sud Italia per aver assistito attoniti alla multa inflitta, da uno zelante carabiniere, al locale che ci ospitava. La motivazione fu quella di “ballo spontaneo non autorizzato”, in violazione a un Decreto Regio degli inizi del ‘900. Per sfortuna del carabiniere, la maggior parte di coloro che ballavano spontaneamento al ritmo irrefrenabile della pizzica erano giornalisti…che non presero molto bene la violazione di una libertà di espressione. La storia ebbe però il lieto fine, visto che la multa fu inmediatamente revocata. Da allora il nome che ci sembrava più appropriato per definirci fu Khaossia ovvero…”Sia il Khaos”.

Come comincia la vostra storia. Chi siete, di dove e come siete nati?

I Khaossia nascono a Cremona dall’incontro di un salentino, il sottoscritto, con musicisti appartenenti al panorama della world music. Proprio la contaminazione tra Salento e Mondo, tra musica popolare salentina, musica antica e svariati generi musicali, prettamente legati al mondo Trad, ha generato il DNA dei Khaossia. Gruppo che io stesso, da fondatore, faccio fatica a classificare e a chiudere in una sola definizione.

Il gruppo base dei Khaossia verte su: Fabio Turchetti, cremonese di nascita e salentino di adozione, compositore, cantante e organettista; Hermes Mangialardo, salentino, eccezionale visual artist; Luca Congedo, flautista salentino e fondatore del gruppo; Vincenzo Urso, salentino, cantante e tamburellista; Maurizio Corda, musicista ed etnomusicologo sardo, chitarrista e cantante. A questi vanno aggiunte le varie collaborazioni chiamate a seconda del progetto in corso.

Che tipo di musica fate e perchè?

I Khaossia da sempre dividono la loro produzione musicale in due filoni: quello di riproposizione dei classici della tradizione popolare salentina (pizzica, tarantelle, canti di lavoro, stornelli) e quello delle loro produzioni originali.

Quest’ultime partono sempre dalla storia, dalla cultura e dalla terra del Salento. Possono essere ispirate dal ritrovamento di un manoscritto del ‘700 in lingua leccese, dalla storia di accoglienza e ospitalità dei salentini, dal ruolo che il Salento ha come Porta d’Oriente sin dai tempi antichi. Queste opere si realizzano solitamente con la fusione di linguaggi artistici completamente originali(musica, teatro, letteratura, immagini, danza), ispirati a volte da incipit tratti da testi dimenticati in qualche biblioteca di provincia.

Che strumenti suonate? Ce li raccontate?

Gli strumenti che suoniamo sono alcuni tipici della tradizione salentina come il tamburo a cornice, il “re delle pizziche”, l’organetto, la chitarra. Altri invece vengono dal nostro desiderio di contaminare con la musica antica, come i flauti rinascimentali e barocchi.

Nelle nostre produzioni originali, come EOS, Le Grechesche o La Rassa a Bute,  spaziamo di volta in volta sui timbri che ci risultano essere  più adeguati a ciò che vogliamo raccontare o trasmettere. Abbiamo ad esempio usato molto spesso il lauto cretese, il tin-whistle irlandese, il violino, il banjo, la viola da gamba e una serie infinita di strumenti a pizzico.

Come scegliete i testi, le musiche?

Anche qui bisogna fare la distinzione tra progetti originali e musica tradizionale. In quest’ultima riproponiamo solitamente i canti di lavoro, di passione e le pizziche (danza regina del Salento) che più sentiamo dentro a livello emotivo ed estetico. Cerchiamo di tracciare nei nostri concerti di pizzica una breve storia e un filo logico che meglio rappresenti quello che vogliamo comunicare della nostra terra.

Per i progetti originali solitamente spulciamo dalle fonti ciò che ci piace evidenziare poi nelle opere. Può essere un evento, una suggestione, un viaggio, una descrizione, un personaggio.

Di cosa parlano le vostre canzoni?

Le canzoni tradizionali salentine riflettono la vita contadina, con i suoi tempi e i suoi riti. Parlano solitamente del duro lavoro nei campi e del conseguente sfruttamento dei contadini ad opera di qualche latifondista. Documentano la condizione della donna. Un filone immancabile è quello dell’amore che sta, tra l’altro, alla base della pizzica de core, la danza di corteggiamento fatta di ritmo, sguardi e sensualità.

Che cos’è per voi la memoria? Pensate che la vostra musica / arte abbia a che fare con essa? (con la vostra terra, comunità, cultura,…)

La memoria è tutto. Senza questa un popolo dimentica le proprie radici e si aliena. Il nostro progetto parte proprio dalla riscoperta, dall’interpretazione e dalla valorizzazione della memoria di una terra ricca di storia, cultura e tradizioni come il Salento. E’ per questo che non ci limitiamo a suonare solo la pizzica, ma cerchiamo di focalizzare l’attenzione anche su alcune microstorie della nostra terra.

Il nostro non è un progetto campanilistico. E’ la volontà di catturare e condividere con un pubblico lontano le suggestioni che il Salento continuamente ci elargisce dal passato e dal presente.

Che brano secondo voi identifica meglio questo legame tra le vostre?

Il brano a cui siamo più legati è sicuramente Lu rusciu te lu mare (Il suono del mare), un canto passionale gallipolino. Il legame con il mare per un salentino è indissolubile come quello per la terra e per il sole.

 

Nu giurnu scei ‘ncaccia a li paduli
E ‘ntisi le cranonchiule cantare.
A una a una le sentia cantare
Ca me pariane a mie Lu Rusciu te lu Mare.
Lu Rusciu te lu Mare è troppu forte
La fija te lu re se tae la morte.
Iddha se tae la morte e jeu la vita
La fija te lu re sta se marita.
Iddha sta se marita e jeu me ‘nzuru
La fija te lu re porta nu fiuru.
Iddha porta nu fiuru e jeu na parma
La fija te lu re sta va ‘lla Spagna.
Iddha sta va la Spagna e jeu ‘n Turchia
La fija te lu re è la zita mia.
E vola vola vola vola vola
E vola vola vola palomba mia
Ca jeu lu core meu te l’aggiu ddare
Ca jeu lu core meu te l’aggiu ddare.

 “Lu Rusciu te lu Mare” tradotto in Italiano

Un giorno andai a caccia per le paludi
E idii le ranocchie gracidare.
A una a una le sentivo cantare
Mi sembravano il rumore del mare.
Il rumore del mare è molto forte
La figlia del re si da la morte.
Lei si dà la morte e io la vita
La figlia del re ora si marita.
Lei si marita e io mi sposo
La figlia del re porta un fiore.
Lei porta un fiore e io una palma
La figlia del re parte in Spagna.
Lei parte in Spagna e io in Turchia
La figlia del re è la fidanzata mia.
E vola vola vola vola vola
E vola vola vola colomba mia
Che io il cuore mio te lo devo dare
Che io il cuore mio te lo devo dare

 

 

 

 

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