A volte una data può contribuire davvero a ricordare fatti o persone importanti per la vita e l’agire degli esseri umani, protagonisti di un’altra memoria. E’ il caso fortuito del 5 gennaio per la storia popolare italiana. Un paese, l’Italia, dove troppo si è agito e si agisce sulla memoria collettiva, violentandola, cancellando e ricostruendo in forma servile all’uso dei gruppi dominanti, che necessitano di deformare il ricordo di quelle che per loro sono soltanto masse da silenziare.

 

Per noi di A Madrid si muove un’altra Italia (en Madrid otra Italia)gli esseri umani le cui storie sono legate a questa data, e molte altre che abbiamo, nel nostro piccolo, cercato di raccontare e recuperare, sono dei punti di riferimento del nostro agire, per non perdere il senso di ciò che si è fatto e che si fa. Per ricordarlo anche ad altri e cercare di fare il cammino insieme, accoglienti e solidali. Con il bene comune come centro dell’agire popolare e proletario.

Cambiare il presente è contribuire a costruire un futuro che coinvolga un’altra forma di racconto e di storia, dando visibilità alla memoria di pratiche e teorie sociali in un’Europa in cui i gruppi dominanti non lasciano né spazio né espressione, escludendo, ignorando e criminalizzando, condannando all’invisibilità, o permettendone la citazione solo in chiave negativa.

….

5 Gennaio 1937

Guido Picelli muore a Mirabueno (Guadalajara, Spagna), mentre combatte contro i fascisti nella XII Brigata Internazionale “Garibaldi”. Ha 48 anni e decenni di lotta antifascista sulle spalle. Alla guerra di Spagna sono accorsi molti antifascisti e molte antifasciste da tutte le parti del mondo, in difesa dell’unica repubblica costituzionale, libera e democratica ancora in piedi dall’avvento delle dittature fasciste del XX secolo. Picelli era un punto di riferimento nella lotta internazionale antifascista. Fu perseguitato dalla dittatura di Mussolini costretto alla fuga e poi all’esilio. Operaio, artigiano, attore, giornalista e politico, fu deputato del Parlamento Italiano, eletto mentre era in carcere dalla gente di Oltretorrente, il suo amato quartiere popolare aldilá del fiume che taglia tutt’oggi in due la città di Parma, e che aveva comandato nel respingere l’assalto fascista nei giorni delle Barricate nell’agosto del 1922.

 

“Ai lettori. Non per gli intellettuali, per i letterati, nè per i sapientoni che disdegnano esprimere in forma modesta i propri pensieri, io scrivo, ma per gli umili, per gli operai, per i contadini, per i sofferenti, e per tutti coloro che in quest’ora tragica, sentono il bisogno di una parola di conforto e di incitamento. Dirò la veritá nel modo più brutale, senza retorica, senza troppe circoloncuzioni ed incidendo nel vivo senza pietà. Non incontrerò il favore degli accademici, non importa: semplicità e verità solamente e possa il mio opuscolo appassionare l’animo generoso del popolo” (Unità e Riscossa Proletaria, Parma, 31 maggio 1922)

 

 

5 Gennaio 1948

Peppino Impastato nasce a Cinisi (Palermo, Italia). Giornalista ed intellettuale  antimafia fa un uso “libertario” della parola attraverso la poesia, l’ironia, la musica e Radio AUT, che gestirá con gli amici. La voglia di umanità che c’è in lui e nei tanti “siciliani”, silenziati da decenni dall’agire mafioso nel territorio, si fa pericolo reale per i capi mafiosi. Il capo di questi in quel momento viveva a 100 passi dalla sua casa familiare. Verrá assassinato la notte tra l’8 ed il 9 maggio 1978. Ha soltanto 30 anni. Di Peppino per lungo tempo si parla in brevi trafiletti come di un terrorista o un mafioso che è saltato in aria preparando una bomba. Solo dopo decenni e grazie alla madre Felicia, alla famiglia ed agli amici, si avrá un processo, la condanna dei mandanti, le scuse dello stato, che restano le uniche del lunghissimo elenco di vittime, non solo di mafia, in questi anni di storia della giovane repubblica italiana.  La sua casa e quella del boss mafioso a Cinisi sono oggi luoghi pubblici di memoria e di sviluppo di teoria e pratica sociale proattive. Le idee di Peppino continuano a camminare sulle gambe e le teste di molti e molte, ovunque. Un vero esempio di come fare lotta e costruire un mondo migliore per la gioventù italiana e del mondo.

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi ci si abitua con facilità. Ogni cosa pare dover essere così da sempre e per sempre. Insegniamo la bellezza alla gente, così non avremo più abitudine e rassegnazione, ma sempre vivi, curiosità e stupore” (Peppino Impastato)*

 

*La poesia in Italia è stata in parte riutilizzata in uno spot apparso in dicembre 2013. Firma la petizione creata dalla famiglia e dagli amici contro la mercificazione dell’arte e perché venga ritirata dai media

https://www.change.org/it/petizioni/ritirate-lo-spot-glassing-con-i-versi-sulla-bellezza-di-peppino-impastato

 

 

5 Gennaio 1984

Giuseppe Fava viene assassinato dalla mafia a Catania, la città dove vive e lavora come giornalista. Ha 69 anni ed ha fondato un giornale, I Siciliani, le cui inchieste, coraggiose, denunciano l’attività mafiosa facendo nomi e cognomi e mettono in relazione l’infiltrazione mafiosa nella gestione degli affari con la corruzione politica. Dalle inchieste del suo giornale spesso la polizia e la magistratura trovano forza e materiali per iniziare le indagini.

Ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo” (Lo spirito di un giornale, 11 ottobre 1981).

 

Figure che, lottando per un mondo giusto, non dimenticavano di sorridere e di usare l’arte come massima espressione della loro umanità.

 

La memoria del loro agire per il bene comune é luce per il nostro.

Seguiamo i loro passi.

Ieri, oggi, domani.

Sempre!

Noi a questo e per questo lavoriamo in A Madrid si muove un’altra Italia (en Madrid otra Italia).

5 gennaio 2014

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