Essere testimoni dell’apertura di una delle fosse comuni della Guerra Civile Spagnola non é certo la stessa cosa che leggerne in un giornale, né vederlo per tv. Oltretutto,  le rarissime volte che la tv ne parla, é solo perché é coinvolto qualche nome famoso, come Lorca; solo la Sexta dedica qualcosa in piú a questo tema.

Non é la stessa cosa perché l’emozione e l’indignazione non finiscono nei 3 minuti dello spazio tv o nei 5 che impieghi a leggere un articolo. Non é la stessa cosa per  i pensieri che ti passano nella testa mentre le ossa cominciano ad affiorare, per le mille emozioni che provi, per gli incontri  che si fanno, per le parole che si scambiano, per gli odori che si sentono, per la polvere che respiri. Per chi, come me, ha vissuto dei racconti di una guerra civile molto piú breve e certo meno crudele, che sentiva lontana lontana, questa puó essere un’esperienza dal toccante allo sconvolgente.

Il luogo é Villalba de Duero, a 3 km da Aranda de Duero. Sulla colonna destra della pieve di Aranda, una scritta “W Il Duce” che nessuno ha mai cancellato, testimonia il passaggio dei nostri fascisti da operetta. In mezzo alle vigne da cui si produce il Ribera (e, come sapremo poi, in una tenuta i cui propietari hanno cercato di impedire le riesumazioni) é stata scoperta una fossa con i resti di 7 persone.

L’artefice principale della scoperta é Fernando,  70enne, una persona stupenda che dimostra 15 anni di meno e vive in un paesino poco lontano. Da 10 anni si dedica alla ricerca dei morti in questa zona, da quando gli dissero che il corpo di suo zio si trovava in una grande fossa comune nel monte lí vicino. Fernando trovó suo zio e centinaia di altre persone e non ha intenzione di fermarsi. L’unica cosa che desidera, parole sue, é dare una degna sepoltura e ricordare chi fu assassinato in quei luoghi. A sentire lui, gli anziani hanno ancora timore a parlare di certe cose (dopo 35 anni dalla morte di Franco!) e non é facile fare questo tipo di ricerche.

In questo caso specifico, la tradizione orale tramandava l’esistenza della fossa comune. Erano abitanti di Sotillo, una frazione vicina, prelevati dal commissariato nel quale erano stati rinchiusi qualche giorno prima. Uno scampato alla strage ne aveva parlato; questa persona sarebbe poi rimasta per 7 anni nascosta in casa (come nel film Los girasoles ciegos) fino a scappare di nuovo dopo che la moglie fu vista incinta. In piú, quando fu attrezzato un campo di atterraggio verso la fine della guerra e fu necessario collegarlo alla strada pricipale, l’ingegnere che tracció la via di collegamento, invece di tracciare una retta, devió dalla fossa con una curva, per rispetto cristiano. A Fernando é bastato cercare la curva, notare una grande pietra segnacolo, che da sola non sarebbe mai arrivata lí, smuovere un po’ la terra intorno (la terra rimossa rimane friabile anche un secolo) ed ha subito notato i resti. Le fosse non sono mai profonde e sono sempre in posti dove é facile scavare, per i soldati é un risparmio di tempo e fatica. Era cosí semplice, e ci sono voluti 70 anni.

Chi sono queste persone assassinate? L’identificazione é il lavoro piú difficile. Impossibile senza l’aiuto della Associazione per la Memoria Storica, gli archeologi che ne fanno parte (in questo caso, curiosamente, un’impresa basca) e gli storici della Guerra Civile. E’ un opera, che dura anni, di incrocio di memoria dei sopravvissuti, lettura dei documenti delle antiche carceri, esame delle ossa, esame del DNA. Mi ha colpito molto la viltá dei carcerieri che sui documenti mai annotavano la vera ragione dell’ultimo viaggio dei condannati: “prelevato per lavori forzati” segnavano sul rapporto. Certo, come no.

Questo caso poi é ancora piú difficile, perché questa zona non era sul fronte di guerra. Le 7 persone assassinate qui  erano semplici braccianti ed operai. Secondo José Ignacio, lo storico che seguiva la riesumazione, la responsabilitá degli assassini di massa in questa zona é di un ufficiale psicopatico, uno dei tanti che facevano parte dell’esercito golpista (la paranoia di questo personaggio é stata confermata dagli stessi nipoti) e che si era adoperato per ‘ripulire la regione dai rossi’, dal funzionario pubblico repubblicano al bracciante che si era lamentato della misera paga. Un’opera ripagata con la promozione a generale di brigata.

L’Associazione e gli archeologi lavorano in condizioni difficili. L’appoggio del Ministero é piú che altro di facciata. Quasi mai c’è un giudice a presenziare l’esumazione dei resti, cosa che darebbe forza legale ai cittadini. Si dá importanza alla pietá per i resti, piú che alla giustizia storica. Ma c’è sempre meno paura di parlare e sempre piú voglia, se non necessitá, di fare i conti con la storia. Giá prima della morte di Franco, gruppi di persone avevano aperto fosse comuni, ma la quasi clandestinitá e l’ignoranza delle pratiche avevano impedito una identificazione certa. Ora invece, é stato possibile identificare piú di 100 corpi (dei 270 trovati in questa regione).

Una parte di questi resti ha ricevuto finalmente omaggio e sepoltura a Gumiel, altro piccolo municipio della zona (200 abitanti). Tra le persone identificate, lo zio di Fernando, il sindaco ed il maestro di Gumiel e tante altre persone che avevano solo la ‘colpa’ di essere povere. Al momento della funzione religiosa, sono rimasto favorevolmente impressionato dal parroco, giovane: non ha celebrato messa, ha usato poche parole giuste e rispettose, ha lasciato alle persone presenti libertá di orazione, in silenzio, ognuno pregava con ‘parole’ sue, cercando la propria comunione con il Divino. La Chiesa che molti vorrebbero.

La giornata finisce con una barbacoa monumentale e l’impressione che la Storia non ci ha insegnato niente, visto che, in altre forme, non fa che ripetersi.

Ringrazio gli amici Juan Zamudio e Iñaki Dominguez, il primo artista e il secondo fotografo e documentarista, che mi hanno dato la possibilitá di vivere questa esperienza.

Galleria fotografica

L'equipe di archeologi al lavoro

Comincia ad affiorare qualcosa: scarpe..

..altre ossa..

Molti contadini suolavano le scarpe con gomma di pneumatici

Si cercano bottoni e piccoli oggetti personali

I morti cadono in posizioni grottesche: qui sono quasi abbracciati, uno sopra l'altro

Le ossa riaffiorano quasi del tutto..

..ma non hanno ancora un nome.

Municipio di Gumiel. L'omaggio alle vittime identificate.

Fosse comuni con centinaia di corpi, erano per lo piú ai lati delle strade.

Continua l'omaggio sul sagrato della Chiesa. I parenti delle vittime portano i feretri. La bandiera repubblicana viene aperta.

Le bare sono a fianco di un poster a grandezza naturale della fossa in cui sono stati ritrovati i corpi

Sulla lapide é scritto: Sarete morti solo se ci scordiamo di voi

La poesia sul retro della lapide

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1 Response to “Le fosse della Guerra Civile”


  1. 1 MICHELANGELO 21 agosto 2010 en 19:45

    Hola Rik! soy Michelangelo!
    complimenti per l’articolo, veramente interessante e triste allo stesso tempo.
    La memoria storica è un qualcosa che poche persone considerano , sopratutto in questo periodo.
    Continuate così che andate alla grande…un saluto dalla tua Bologna!

    p.s. la prossima volta scriverò in spagnolo…


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