[Classi di ginnastica popolare]

Le classi popolari, per strappare ai gruppi dominanti il loro potere e la ricchezza, possono e devono essere in grado di potenziarsi e rafforzarsi, socializzando in maniera  sana, nel corpo e nell’anima, in spazi liberi da controllo e manipolazione, praticando la solidarietà, il sostegno reciproco, il desiderio di libertà e di essere felici in gruppo.

Luoghi popolari per praticare diverse attività, tra cui lo sport, sono sempre esistiti e diffusi in tutta Europa. Sport, musica, ballo, restano forme genuine e privilegiate per socializzare in tutte le società umane, quartieri e villaggi, in tutto il mondo.

Tra gli sportivi borghesi dei primi del Novecento la variabile economica giocava un ruolo significativo, mentre fra i lavoratori e i gruppi popolari erano  importanti le seguenti regole:

– Non si cercava la competizione estrema, ma lo spirito di eccellenza;

– Il professionismo era considerato dannoso ed evitato;

– Forte rifiuto della commercializzazione e promozione del dilettantismo;

– Lo Sport dovrebbe servire alla massa, il che significa che tutti dovrebbero essere in grado di fare sport;

– Attraverso lo sport ed i conseguenti collegamenti internazionali, sviluppare la pace.

Pertanto riteniamo che proporre un workshop ginnastica popolare in un centro sociale occupato e co-gestito a Madrid è un buon modo per praticare socialità. Vogliamo emancipare la passività a cui ci vogliono obbligare i gruppi dominanti per rafforzare il nostro diritto di vivere e lottare per il bene comune.

Proponendolo, ricordiamo le azioni coraggiose che hanno fatto la storia del ventesimo secolo, per ottenere diritti e libertà. Chi le praticava cercava di essere umano. Quelle pratiche fanno ciò che noi siamo ora. Non possiamo rimanere isolati, seduti in casa, chiusi e silenziosi.

Se non si può ballare non è la mia Rivoluzione!

Se non si può ballare non è la mia Rivoluzione!
Emma Goldman in un meeting della CNT-FAI, Ottobre 1936

A Madrid si muove un’altra Italia (En Madrid Otra Italia)

Madrid, 10 Gennaio 2014

Recuperando la memoria delle pratiche di partecipazione

L’incredibile ed affascinante storia delle Olimpiadi Popolari

Nelle prime società umane, lo sport era una forma naturale di espressione. Per il potere era un modo di spingere alla competizione aggressiva tra contendenti, preparatoria alla guerra, oltre ad essere utilizzato per rafforzare la sua immagine fra le masse. I Giochi Olimpici e quelli praticati nelle arene come il Colosseo, in tempi antichi, sono un esempio. Ma era anche un modo divertente per passare il tempo, socializzare ed incontrarsi tra le comunità, specialmente per i giovani.

Giovani ragazze praticando sport (Mosaico, Villa del Casale, Piazza Armerina, Sicilia)

Giovani ragazze praticando sport
(Mosaico, Villa del Casale, Piazza Armerina, Sicilia)

Gladiatori dell’epoca imperiale  (Mosaico, Museo Galleria Borghese, Roma, Italia)

Gladiatori dell’epoca imperiale
(Mosaico, Museo Galleria Borghese, Roma, Italia)

Nell’epoca moderna lo sport si afferma come attività per il tempo libero, giusto quando la borghesia comincia a prendere forma tra il XIX e il XX secolo. Era un buon modo per passare il tempo fuori del lavoro, per rafforzare e consolidare relazioni.

Pausa in una partita di tennis (Inghilterra, principio del XX secolo)

Pausa in una partita di tennis
(Inghilterra, principio del XX secolo)

Pubblicità di vendita bici (Inghilterra, 1920)

Pubblicità di vendita bici (Inghilterra, 1920)

I governi totalitari useranno lo sport come arma di controllo delle masse nel XX secolo. Le organizzazioni sportive incentrate sulla disciplina collettiva saranno una chiave importante per controllare le masse e per l’annientamento dell’individuo, nei regimi di Mussolini e Hitler, ma anche nel totalitarismo stalinista.

Il punto culminante di queste strategie di controllo e propaganda sono sicuramente i Giochi Olimpici del 1936 nella Germania nazista, prima della II guerra mondiale, che sono il modo migliore, per Hitler, di diffondere e rafforzare la sua visione del mondo all’interno e all’esterno del paese, e legittimarla.

L’entrata della torcia nello stadio, fra un moltitudinario saluto nazi  (Giochi Olimpici di Berlino, 1936)

L’entrata della torcia nello stadio, fra un moltitudinario saluto nazi
(Giochi Olimpici di Berlino, 1936)

Coca-Cola, già allora sponsor ufficiale dei Giochi Olimpici, Berlíno, 1936

Coca-Cola, già allora sponsor ufficiale dei Giochi Olimpici, Berlíno, 1936

Nuoto, gara femminile di squadra (Giochi Olimpici, Berlino, 1936)

Nuoto, gara femminile di squadra (foto: Leni Riefenstahl)
(Giochi Olimpici, Berlino, 1936)

Questo punto di vista è ben sintetizzato nelle parole di Ettore Castiglioni, un famoso alpinista italiano che sarà poi partigiano in guerra:

Il vero alpinista non può essere fascista, perché le due manifestazioni sono antitetiche nella loro profonda essenza. L’alpinismo è libertà, è orgoglio ed esaltazione del proprio essere, del proprio io come individuo sovrano, della propria volontà come potenza dominante; il fascismo è ubbidienza, è disciplina, è annullamento della propria individualità nella pluralità e nella promiscuità amorfa della massa, è abdicazione alla propria volontà e sottomissione alla volontà altrui.

Dopo la prima guerra mondiale, per il movimento dei lavoratori è chiaro che lo sport non è più solo preparazione militare e il suo uso non deve servire alla propaganda. Lo sport deve servire a diffondere la pace.

Per il disarmo e la pace universale (Olimpiadi Popolari, Vienna, 1931)

Per il disarmo e la pace universale (Olimpiadi Popolari, Vienna, 1931)

La società dei primi anni 20 riesce in massa ad accedere e praticare diversi sport. Alcuni antichi come l’atletica, altri nuovi come il ciclismo e il tennis. La bicicletta, utilizzata come mezzo di rapida comunicazione durante la I guerra mondiale, diventa specialmente popolare, insieme a sport di squadra in cui prevale il calcio. L’uso sociale delle biciclette si diffonde rapidamente. La bici sarà protagonista nella lotta antifascista in molte occasioni.

Una bici dietro le barricate di Oltretorrente  (Parma, Agosto 1922)

Una bici dietro le barricate di Oltretorrente
(Parma, Agosto 1922)

Praticare lo sport in forma popolare, rafforzerà la visione emancipatrice, non razzista, non sessista, tra le persone. Sarà il modo per le donne di uscire nello spazio pubblico, liberare il corpo e rafforzarlo senza doverlo nascondere. Lo sport sarà uno dei fattori che accelerano il cambiamento di costume negli uomini e nelle donne. Esso faciliterà il superamento del razzismo attraverso la visione di corpi umani diversi.

Vintage Bathing Beauties Belles from Late 19th Century to 1930's (55)

Già negli anni 20 si cominciano ad organizzare gare popolari a tutti i livelli, che pretendono di rimanere fuori dalla forma elitaria e competitiva dello sport mercantilista. Nascono le Olimpiadi Popolari.

Lavoratori lasciate l’alcohol! (Olimpiadi Popolari, Francoforte, Germania, 1925)

Lavoratori lasciate l’alcohol!
(Olimpiadi Popolari, Francoforte, Germania, 1925)

Nel 1921 si celebrarono a Praga i primi giochi internazionali di carattere popolare e operaio. In seguito i giochi passarono a chiamarsi Olimpiadi Popolari. Essi si tennero in Germania nel 1925, in Russia nel 1928, nel 1931 in Austria, nel 1937 in Belgio. Nel 1943 dovevano tenersi in Finlandia, ma a causa della II Guerra Mondiale e delle morti dei soldati, tutti della classe lavoratrice, non si svolsero più, e prevalse lo sport elitario e il modello commerciale.

 

Nel 1936 dovevano celebrarsi in Spagna, poco prima dei Giochi di Berlino. Barcellona era la città prescelta. Una scelta simbolica forte, visto che proprio Barcellona fu scartata a favore di Berlino, anni prima, per ospitare i Giochi Olimpici ufficiali.

Cartello delle Olimpiadi Popolari (Barcelona, 1936)

Cartello delle Olimpiadi Popolari
(Barcelona, 1936)

Il 19 luglio era programmata la festa di apertura, con il grande violoncellista Pau Casals a dirigere l’Orchestra e il Coro Orfeo Gracienc al Teatro Grec di Montjuïc. Stavano provando il giorno 18, quando furono interrotti dalla ribellione dell’esercito, traditore della Seconda Repubblica. Stavano suonando la Nona Sinfonia di Beethoven, che anni dopo sarebbe diventato l’inno ufficiale dell’Unione Europea. Il coro nonostante tutto concluse la storica prova con L’Inno dell’Olimpiade Popolare, scritto dal poeta Josep Maria de Segarra

Non è per odio, non per guerra
che veniamo a lottare da ogni paese;
sotto il cielo blu
l’unica parola che ci arriva
è un grido di gioia: pace.
(…)
Contro le basse urla ignobili
alziamo le mani al cielo!
Vibrano i canti
a diventare più grandi
e più liberi i popoli!

Che momento emozionante! E quale contrasto. – Ricorda il maestro Pau Casals, che si esiliò e non tornò più in Spagna – Abbiamo cantato l’inno immortale della fraternità, mentre per le strade di Barcellona, e molte altre città, iniziava una lotta che tanto sangue avrebbe versato.

Alcuni paesi  mandarono una rappresentanza grande e organizzata sia ai Giochi Olimpici di Spagna che quelli ufficiali di Berlino, compresi gli Stati Uniti, Paesi Bassi, Belgio, Cecoslovacchia, Danimarca, Norvegia, Svezia, Algeria, Francia. Vennero anche esuli antifascisti da Germania e Italia, operai che rappresentavano le regioni delle Asturie e Paesi Baschi o culture diverse (cinese, giapponese,…)

http://www.rtve.es/alacarta/videos/te-acuerdas/acuerdas-primera-olimpiada-barcelona/1160268/

Gli atleti sfilavano sotto la bandiera rossa cantando l’Internazionale, gli inni dei lavoratori e quelli dei giochi. Un totale di 6000 atleti, uomini e donne, di 22 paesi rappresentati si iscrissero. I giochi furono organizzati dalla Repubblica spagnola, ma arrivarono finanziamenti da altri paesi come la Francia, che inviò denaro sia per l’organizzazione di Berlino che a Barcellona.

I giochi si dovevano svolgere nello stadio di Montjuïc. Gli atleti e le atlete si sarebbero alloggiati nelle strutture che erano state costruite per l’Esposizione Internazionale del 1929. Si ritrovarono a Barcellona ​​allo scoppio della guerra, e molti e molte rimasero a difendere la II Repubblica dall’attacco franchista, anche se non sappiamo di preciso quanti si arruolarono nella milizia e poi nelle Brigate Internazionali a sostegno della  Repubblica spagnola.

Stadio di Montjuic (Barcelona, 1929)

Stadio di Montjuic (Barcelona, 1929)

Sfilata di atleti (Barcelona, 1936)

Sfilata di atleti (Barcelona, 1936)

Cartelli ufficiali delle Oimpiadi Popolari (Barcelona, 1936)

Cartello delle Oimpiadi Popolari
(Barcelona, 1936)

Una buona parte di loro non avrebbe più calpestato le piste di uno stadio, vittime delle persecuzioni e della guerra. Così è finita, prima di cominciare, quella che avrebbe  potuto essere la grande Olimpiade Popolare di Barcellona, preparata con tanto entusiasmo da alcuni esseri umani di buona volontà che credevano all’ideale olimpico e umano. Sostenevano un’idea solidale ed emancipatrice dello sport. Visioni perse dopo il successo del modello di Berlino 1936, che è rimasto vivo nei Giochi Olimpici, dalla fine della seconda guerra mondiale fino ad ora.

Cartelli dell’Olimpiade Popolare dietro una barricata  (Barcelona, 1936)

Cartelli dell’Olimpiade Popolare dietro una barricata
(Barcelona, 1936)

Cartelli dell’Olimpiade Popolare dietro una barricata  (Barcelona, 1936)

Cartelli dell’Olimpiade Popolare dietro una barricata
(Barcelona, 1936)

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